Le proposte dei saggi. Napolitano: “Ora parola al mio successore”

I due gruppi di lavoro hanno presentato i loro suggerimenti sui temi istituzionali ed economici. Messora (M5S): "Sono rappresentanti della vecchia politica".

di Luca Fiorucci 12 aprile 2013 21:30
Giorgio Napolitano

I dieci saggi scelti dal presidente Napolitano per cercare di sbloccare la difficile situazione politica hanno consegnato questa mattina al Quirinale le loro proposte. Il capo dello Stato ha fatto sapere che intende lasciare le decisioni sul prossimo governo “alle forze politiche e al suo successore il compito di “trarne le conclusioni”. Il primo dei due gruppi, cui spettava dedicarsi alle riforme istituzionali, ha formulato proposte relative ai diritti dei cittadini, allo statuto dei partiti, ai referendum e alle legge di iniziativa popolare, e al ruolo della magistratura e dei mass media. Il secondo gruppo ha invece espresso suggerimenti per “creare e sostenere il lavoro, rilanciare il ruolo dell’Italia negli scambi internazionali, migliorare il sistema tributario, aprire alla concorrenza, tutelare meglio i consumatori“.

Per quel che riguarda la legge elettorale, anzitutto, per i saggi va superata quella vigente, e si “potrebbe prevedere un sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), un alto sbarramento, un ragionevole premio di governabilità”, mentre le circoscrizioni estere andrebbero abolite. Andrebbe superato poi l’attuale bicameralismo perfetto, “una delle cause della difficoltà di funzionamento del nostro sistema istituzionale”, quindi essi propongono che vi sia una sola Camera politica, che vota la fiducia e ha il voto definitivo sui disegni di legge, mentre il Senato rappresenterebbe le Regioni. Andrebbe ridotto il numero dei parlamentari, da 630 a 480 deputati e da 315 a 120 senatori, e le commissioni permanenti dovrebbero passare dalle attuali 22 a 9 o 10 al massimo.

Il finanziamento pubblico ai partiti sarebbe invece da mantenere, perchè, scrivono i saggi, “in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l’attività politica“. Si propone inoltre di porre limiti alla divulgazione delle intercettazioniperchè il diritto dei cittadini ad essere informati non costituisca il pretesto per la lesione di diritti fondamentali della persona“, e queste devono essere un mezzo per la ricerca della prova “e non strumento di ricerca del reato“. Quanto al conflitto di interessi, la relazione parla di “necessità di una legge sulla materia costruita non sulle aspirazioni dell’una o dell’altra forza politica, ma su proposte che non possano essere identificate come mosse da spirito di parte“.

I saggi della commissione economica hanno sottolineato invece come “la principale emergenza che ci troviamo oggi ad affrontare” è “quella del lavoro e della conseguente crescita della povertà” e la “via maestra” per combatterlo è lo “sviluppo economico equo e sostenibile”. Il reddito minimo di inserimento è una misura “onerosa e quindi difficilmente realizzabile nelle attuali condizioni di bilancio“, ma comunque il gruppo di lavoro “ritiene utile suggerire un approfondimento della questione“. Il responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle Claudio Messora ha già bocciato il lavoro dei saggi, sostenendo che questi “non sono rappresentanti dei 5 Stelle” ma “sono rappresentanti della vecchia politica”.

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