Potenza, magistrati complottavano contro Woodcock

Secondo il pm l'ignaro Woodcock veniva costantemente spiato onde trovare un modo per poterlo diffamare, sotto accusa dalla Procura di Catanzaro quattro magistrati potentini.

di Vincenzo Avagnale 31 Ottobre 2011 18:20

Dopo le inchieste riguardanti il premier Berlusconi la Procura di Napoli torna al centro dell’attenzione della stampa, ma in questo caso non è per un’indagine dei pm della città alle falde del Vesuvio a provocare quest’attenzione, bensì l’inchiesta di un’altra procura su un suo membro. Secondo la Procura di Catanzaro infatti il pm Woodcock sarebbe stato oggetto di spionaggio durante la sua attività alla Procura di Pontenza per poterne individuare gli scheletri nell’armadio ed interferire nella sua attività giudiziaria.

Fra quelli che avrebbero commesso i reati delle ipotesi dei magistrati ci sarebbero anche esponenti di spicco dell’ispettorato di via Arenuia, che sono stati recentemente inviati dal guardasigilli Palma per controllare le attività di Woodcock e Curcio nell’ambito delle inchieste sulla P4 in cui ci sarebbe stato il tentativo di convincere l’imprenditore Tarantini a rivelare informazioni compromettenti sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il gip partenopeo da il via libera per la liberazione di Luigi Bisignani, anche lui coinvolto nell’inchiesta sulla P4, formando con queste nuove informazioni un quadrilatero di complesse (e c’è da dire anche poco chiare) interazioni fra le Procure di Roma, Napoli, Potenza e Catanzaro. Specialmente visto che il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli ed il suo sostituto procuratore Simona Rossi hanno inviato gli avvisi a comparire per l’ex procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, i sostituti procuratori generali Gaetano Bonomi, Modestino Roca e l’ex sostituto procuratore della Repubblica Claudia De Luca (ora in servizio nella stessa procura di Napoli).

Secondo l’impianto accusatorio sarebbero costoro che avrebbero ottenuto ed utilizzato tabulati telefonici di Woodcock per veicolare una falsa informazione per cui il magistrato fornisse informazioni riservate alla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” di Federica Sciarelli. I contatti fra i due c’erano, ma solo perchè la conduttrice ed il magistrato sono compagni di vita.

I quattro magistrati” afferma la procura di Catanzarosi sarebbero avvalsi della collaborazione di un ex agente del Sisde, Nicola Cervone, di tre ufficiali di polizia giudiziari, di un imprenditore e di un autista della Procura generale di Potenza. A costoro, a vario titolo, vengono contestati i reati di associazione a delinquere, violazione della legge sulla società segrete, corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio.”

Il sindaco di Napoli, ex magistrato, Luigi de Magistris (ex pm proprio della Procura di Catanzaro): “è incredibile che ancora una volta compaiano le stesse persone che hanno contribuito a togliermi le funzioni di pm e trasferirmi da Catanzaro. Mi auguro che sia venuto il momento di ricostruire il grumo di interessi che, in particolare a Roma, è fatto da pezzi di politica, magistratura ed istituzioni”.

Le inchieste sono da inserirsi di un complesso scontro istituzionale che coinvolge vari strati della magistratura e della politica e che ha il suo epicentro nelle indagini milanesi su Silvio Berlusconi. Sebbene queste vicende della Procura di Catanzaro possano sembrare apparentemente molto diverse da quelle nell’Italia settentrionale, ma sono in realtà profondamente collegate; infatti è evidente che Catanzaro consideri, sebbene ciò non emerga da atti ufficiali, questo sabotaggio di Woodcock un’intenzionale tentativo, di forze e persone da definire, per favorire la caduta di qualsiasi accusa contro il premier, sia essa diretta od indiretta.

D’altro canto bisogna però considerare che questo atteggiamento della magistratura è insolitamente sospettoso nei confronti delle intercettazioni telefoniche, che potrebbero essere state utilizzate in un corretto contesto di indagine e quindi potrebbero non avere alcun particolare collegamento con la politica. Per ora i politici della maggioranza, generalmente sempre pronti a notare ed evidenziare delle discrepanze di atteggiamento della magistratura fra un caso e l’altro tacciono, ma sembra quasi che lo facciano in un’ottica strategica, in attesa (direbbero alcuni) che eventuali altri indagati vengano pubblicamente coinvolti.

Se l’impianto accusatorio di Catanzaro dovesse rivelarsi reale ci sarebbero gravissime conseguenze per i magistrati coinvolti e si acuirebbe, anche se non si trovasse il mandante politico, lo strappo istituzionale fra i due poteri dello stato.

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