Palestina: bloccato carico armi in partenza da Livorno

Come si può fare la rivoluzione ed impedire che una guerra continui? A Livorno ci provano.

di Maria Barison 15 Maggio 2021 17:17

Purtroppo come ben sappiamo è scoppiato un nuovo conflitto sulla striscia di Gaza. A farsi la guerra come al solito sono Palestina ed Israle. In nemmeno una settimana di conflitti serrati sono già morte centinaia di persone, tra cui anche molti bambini. In molti, da tutto il mondo, si stanno pronunciando sulla questione. Probabilmente ad oggi il gesto più concreto arriva proprio dall’Italia.

Parliamo del porto di Livorno, dove i lavoratori ed i sindacati hanno localizzato un carico di armi sul Molo Italia in partenza proprio per le zone di guerra. A trasportare questo carico è la nave Asiatic Island, ma i lavoratori non ci stanno a farlo partire. È partita dunque una segnalazione del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova in collaborazione con l’associazione WeaponsWrath la quale sono venuti a sapere di queste armi dirette al porto israeliano di Ashdod. I lavoratori tutti e le unioni sindacali hanno segnalato alle autorità di competenza quali Capitaneria di Porto, ASL Medicina del lavoro e l’autorità portuale, di svolgere dei controlli immediati su questo carico che sembrerebbe contenere armi e mezzi blindati. Non sarebbe la prima volta che questo accade, sicuramente negli anni ci saranno stati molti casi simili, ma considerata la situazione attuale i lavoratori non se la sentono di essere complici di una guerra già scoppiata e che ha mietuto vittime come i bambini.

È stata organizzata anche una manifestazione in Piazza a Livorno dove l’unione L’Unione Sindacale di Base chiederà a gran voce lo stop ai bombardamenti su Gaza e per esprimere la loro solidarietà alla popolazione palestinese. Armi ed esplosivi che anche nella notte hanno continuato a creare distruzione e morte. Effettivamente al giorno d’oggi servono gesti concreti per fermare una guerra sul nascere. Gesti come questi lavoratori che con umanità ed impegno cercheranno di fermare i principali mezzi che alimentano le guerre. Le parole servono a poco, perché in questo caso il conflitto è già iniziato e la tregua interrotta. Bisogna ridurre le due parti in battaglia alla totale mancanza di armi anche se dubitiamo che altri stati seguano l’esempio italiano. Bisogna che l’Europa sanzioni pesantemente chi continua a spedire armi infischiandosene delle vittime innocenti che una guerra crea sempre. Bisogna che l’ONU estenda un provvedimento del genere a tutte le altre Nazioni mondiali. Non è tollerabile che nel 2021 si senta ancora parlare di guerre, come se la storia non ci avesse davvero insegnato nulla sulle conseguenze da esse scaturite.

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