Orrore in Siria, strage di bambini a Houla

La situazione continua a rimanere drammatica, sebbene piccoli progressi sono stati resi possibili grazie all'intervento dell'ONU nel corso di 15 mesi.

di Simona Vitale 26 Maggio 2012 15:30

Tragiche sono le notizie che giungono da Houla, città siriana della provincia di Homs, teatro del massacro di civili ad opera dei soldati di Damasco, secondo quanto denunciato dall’opposizione. Il Consiglio Nazionale Siriano, secondo quanto riportato da Al Jazeera, ha denunciato la morte di almeno 110 persone, metà delle quali sono bambini. “Alcune delle vittime sono state colpite dall’artiglieria pesante, altre, famiglie intere, sono state massacrate”, ha riferito Bassma Kodmani, responsabile esteri del Consiglio.

Il Consiglio nazionale ha anche invocato una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU per “determinare le responsabilità del massacro“. Un team di osservatori Onu della missione in Siria (Unsmis) si è diretto pertanto verso Houla. Video diffusi online da attivisti dell’opposizione mostrano diversi corpi allineati in una stanza, fra cui quelli di circa dieci bambini, tutti coperti da lenzuola e con in mostra solo il viso insanguinato.

La situazione in Siria resta così ”estremamente seria” e, dato l’elevato livello degli attacchi condotti, si pensa che dietro di essi possano esserci dei gruppi terroristici organizzati.  Questo perlomeno secondo quanto scritto dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon in una lettera inviata al Consiglio di Sicurezza Onu nella quale sostiene che l’opposizione a Damasco controlla “parti significative di alcune città”, aggiungendo che comunque in 15 mesi di lotte in Siria piccoli progressi sono stati fatti, sebbene la gravità della situazione sia significativa.

Secondo fonti dell’opposizione poi Russia e Corea del Nord continuano a mandare armi e munizioni al regime siriano, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz. Due navi cargo, la nordcoreana Odai da 5mila tonnellate, e la russa Professor Katsman sono attese oggi nei porti di Latakia e Tartus. La fonte dell’opposizione citata da Haaretz, riporta che i carichi di armi “arrivano via cielo e via mare e sono pagati da uno speciale fondo approntato a questo scopo dal governo iraniano”.

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