Muore a 4 anni per influenza, il padre lo curava con l’omeopatia

Montano le polemiche per la morte di un neonato ammalato e curato con medicina omeopatica. Differiscono le versioni dei genitori e dei sanitari, i primi accusano i farmaci, i secondi accusano i genitori di aver portato il piccolo in ospedale già morto.

di Vincenzo Avagnale 23 Ottobre 2011 10:27

Luca è morto l’11 novembre, aveva solo 20 giorni e non aveva neanche cominciato a guardare il mondo con i suoi occhi pieni di curiosità, ma una banale malattia, forse influenza, gli è costata la vita. I motivi? I genitori non l’hanno curato.

Luigi Marcello Monsellato è stato il fondatore della medicina omeosinergetica, che aveva teorizzato circa 20 anni fa’. La medicina della consapevolezza era la definizione che Monsellato dava alla sua disciplina, che aveva affiancato all’ortopedia, sua specializzazione come medico. Pare che però le sue teorie siano state deleterie per il figlio, sebbene su ciò c’è un aspro confronto fra lui ed i medici.

L’11 il bimbo non stava già molto bene, infatti il padre lo stava curando, pare con suoi metodi omeopatici, per un po’ di influenza, nulla di grave, può capitare e sebbene per bimbi così piccoli sia necessaria una particolare attenzione anche alle cose più piccole non è una patologia letale in questo nostro occidente.

Purtroppo le condizioni del piccolo Luca hanno incominciato a peggiorare e mentre la mamma gli dava una tisana al finocchio il piccolo ha avuto un rigurgito che l’ha fatto diventare cianotico. Dopo aver chiamato l’ambulanza ed atteso per ben 20 minuti, su questa circostanza ci saranno accertamenti della magistratura, i genitori hanno portato il bimbo all’ospedale con la propria macchina.

A questo punto ci sono due verità, quella dei sanitari del pronto soccorso e quella dei genitori. Secondo la madre Giovanna Pantaleo: “Luca non era curato solo con l’omeopatia, ma si è sentito male per un rigurgito. Vista la situazione abbiamo deciso di portarlo di corsa in ospedale. Una volta al pronto soccorso hanno cercato di rianimarlo, con dosi massicce di farmaci, ma senza successo”. Nel referto del pronto soccorso è invece scritto che il neonato è giusto cadavere.

La morte del piccolo Luca ha visto configurarsi per gli inquirenti un caso di cure colposamente evitate, sottovalutazione del quadro clinico e sopravvalutazione delle cure alternative. Iscritti nel registro degli indagati i genitori e poco tempo dopo il chirurgo Giacomo Russo, la pediatra Adele Civino ed il medico Ilaria Maciullo. Il pm Alberto Santacatterina sta valutando tutte le strade possibili, anche se le indicazioni dell’ospedale sulle condizioni del bambino sembrano essere le più preoccupanti: “malnutrizione ed ecchimosi lungo tutto il corpo“.

I genitori replicano che le ecchimosi sono effetto di un’allergia, mentre la malnutrizione è completamente inesistente. L’autopsia ha rivelato che il piccolo era ormai morto all’arrivo in ospedale, ma che non è morto per il rigurgito, avvenuto casualmente nel momento della morte: “avvenuta per cause naturali. Potrebbe essere una malattia virale o una polmonite.” Per saperne di più dovranno essere terminati gli esami istologici fra due o tre mesi.

Resta però che mentre i medici ed i genitori litigano su chi sia stato negligente e mentre i loro bisticci attirano l’attenzione della stampa rimane il fatto terribile che ha portato a questa tragica vicenda: Luca, un bambino di soli 20 giorni è morto per una malattia “curabile” e solo perché piuttosto che pensare primariamente alla sua salute qualcuno, sarà la magistratura ad accertare chi, ha pensato a dare versioni contrastanti e stupide spiegazioni per proteggere teorie inutili.

Se dovesse essere accertato il grave stato di debilitazione e la malnutrizione ravvisata dai sanitari i genitori rischiano ben più dei reati associati alle mancate cure al proprio figlio, infatti sarebbero stati gravemente inadempienti per quanto riguarda i loro doveri di genitori e più in generale di esseri umani.

I detrattori delle teorie dell’Omeosinergia sostengono che tutto ciò sia colpa delle cure che Monsellato ha voluto a tutti i costi prestare al figlio, nonostante il continuo aggravarsi dei sintomi. Tuttavia la sua credibilità professionale, per un padre che potrebbe aver ucciso suo figlio, non sarà la sua principale preoccupazione.

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