Meno maschi se durante la gravidanza c’è stress

Se durante alcuni mesi di gravidanza la madre viene a trovarsi in gravi situazioni di stress aumentano fortemente i rischi di un parto prematuro che porta spesso alla morte prematura dei bambini maschi.

di Vincenzo Avagnale 16 Dicembre 2011 19:00

Le condizioni di una partoriente sono notoriamente delicate, per cui tutti sanno fin da tempi antichi che non bisogna sottoporre la donna che porta in grembo un bambino a stress di sorta, siano essi fisici o psicologici. Adesso tutto ciò è stato studiato da una ricerca scientifica, che ha analizzato gli effetti di un forte stress durante i mesi dopo il concepimento ed i relativi effetti sulla natalità sfruttando i dati raccolti in seguito ad un forte sisma avvenuto in Cile.

Nel 2005 il paese sud americano subì un terremoto fortissimo, che raggiunse quasi l’8° grado della scala Richter. I ricercatori hanno quindi seguito le gravidanze ed eventuali complicazioni fino al parto di un campione estremamente ampio di donne cilene che per l’appunto in quel periodo aspettavano un bambino.

Tramite un’analisi sistematica dei dati hanno concluso, che nessuna delle persone analizzate aveva subito traumi fisici di alcuna natura prima o subito dopo la nascita del figlio, ma quelle che avevano subito lo stress del terremoto fra il secondo ed il terzo mese di gravidanza hanno subito un aumento del 32% del rischio di un parto pre-termine.

Questo, insieme al fatto che statisticamente i bambini maschi sopravvivono assai meno rispetto alle femminucce a questo tipo di natalità, porta ad un complessivo calo dei primi nel rapporto numerico con le seconde. Questa è la conclusione che è stata pubblicata sulla rivista “Human Reproduction“, che ha permesso di analizzare un fenomeno fino ad ora poco chiaro sull’importanza dello stress e sugli effetti che questo ha nella percentuale di nascite di maschi e femmine.

Ovviamente questi dati sono rapportati ad un tipo di stress particolare, ci hanno tenuto a precisare gli autori della ricerca, i quali hanno spiegato che adesso sarebbe interessante raffrontare i dati da loro raccolti con quelli di uno studio analogo fatto su mamme lavoratrici, per capire se il lavoro femminile influenzi la percentuale di nascite di maschi come nel caso delle madri cilene che hanno vissuto il terremoto.

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