Mafia, richiesto rinvio a giudizio per il senatore Pdl D’Ali

Il senatore Pdl D'Ali non riesce a credere che dovrà essere giudicato da un tribunale, tuttavia per il presidente della Commissione ambiente è stato accusato da diversi penti, nonché dall'ex prefetto della procura di Trapani Fulvio Sodano.

di Vincenzo Avagnale 25 Ottobre 2011 13:51

L’inchiesta sul senatore D’alì è ormai vecchia di molti anni, ma i giudici del Gip hanno chiaramente rifiutato di accogliere l’istanza presentata dalla difesa di archiviazione. Il politico Trapanese del Pdl avrebbe avuto rapporti imprecisati con il boss Matteo Messina Denaro.

La collaborazione fra la famiglia del senatore e la mafia sarebbe di vecchia data, infatti già quando Matteo era solo un bambino frequentava la casa di D’ali, in quanto il padre Ciccio, storica figura legata ai boss corleonesi come Totò Riina, era “campiere” cioè guardiano della proprietà della famiglia.

Sembra quasi una storia alla “Padrino” di Mario Puzo, ma il senatore non ci sta e replica: “sono una persona onesta e perbene, Non avrei mai immaginato che a stabilire ciò dovrà essere il giudizio di un tribunale, oltre a quello dei cittadini, che mi conforta, da sempre e con diverse espressioni manifestatemi.”

Sarà rinviato a giudizio? Il gip sta valutando il materiale raccolto dagli inquirenti ed in particolar modo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Francesco Geraci, che racconta di una falsa compravendita di terreni orchestrata dal senatore e dalla famiglia mafiosa di Castelvetrano.

Nino Birritella, vicino al capomafia Ciccio Pace, ha parlato del sostegno elettorale del senatore, che verrebbe altresì dalle cosche trapanesi. Ci sono però anche le inchieste sui lavori da 100 milioni di euro realizzati al porto di Trapani per la Coppa America del 2005. ci sarebbero state infiltrazioni mafiose favorite da D’Ali, che avrebbe informato prima i suoi contatti fra i boss.

Il sottosegretario all’interno e l’ex prefetto della città Fulvio Sodano Sodano pure sono contro di lui, sostenendo che abbia favorito i mafiosi con spostamenti opportuni di magistrati. Mezzo che ha più volte permesso ai malavitosi di uscire con i più vari stratagemmi, altrimenti impossibili con determinati giudici. Il senatore insomma, se le accuse contro di lui venissero confermate, avrebbe davvero avuto un ruolo importante nel favorire la mafia negli ultimi trent’anni.

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