Kodak in bancarotta: titolo azionario al -68%

di Vincenzo Avagnale 1 ottobre 2011 11:15

Un baluardo storico della fotografia mondiale traballa e tutti lo guardano impotenti chiedendosi se si riprenderà oppure se sia arrivato al termine un ciclo che ormai andava avanti da ben 131 anni! 

Kodak, chi in Italia non ha mai acquistato una macchina usa e getta di questa marca o chi, negli anni passati, prima del digitale e degli apparecchi utilizzabili anche dal più imbranato dei dilettanti, non ha acquistato un rullino di pellicola di questo marchio? Purtroppo sembra che negli ultimi anni il colosso abbia fatto i piedi d’argilla e stia ormai pericolosamente avviandosi verso una caduta dal quale non c’è ritorno.

Il titolo è sceso a -68%, arrivando ad avere un valore che ieri si attestava a 82 centesimi. Insomma la fine è vicina e la crisi economica mondiale non sta di certo favorendo la Kodak, che a sentire il Wall Street Journal si starebbe rivolgendo al famoso avvocato Jones Day per valutare la possibilità di una ristrutturazione dell’azienda oppure una definitiva bancarotta.

Solo questa settimana la Kodak ha preso un prestito da 160 milioni di dollari, provocando il generale stupore degli investitori ed un fuggi fuggi dal titolo, che per questo ha avuto questo drastico calo. Eppure 131 anni di storia varranno pur qualcosa… ma secondo gli esperti il problema è stato proprio questo, invece di adeguarsi ai tempi e proporre un tempestivo adeguamento al digitale l’azienda è stata lenta e non ha creduto che questa rivoluzione sostituisse le tradizionali pellicole; quindi adesso potrebbe essere troppo tardi e la concorrenza di altre aziende come Canon, Samsung e Sony avrebbe già messo una pietra sopra un’eventuale ripresa della Kodak.

Voi premete il pulsante e noi facciamo tutto il resto” era lo slogan che George Eastman, della famiglia fondatrice della compagnia, aveva usato per lanciare il primo apparecchio destinato ad essere utilizzato anche dai non professionisti nel 1988. Un successo ormai lontano, che purtroppo oggi ben pochi ricordano.

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