Il sangue più antico si trova sulla mummia Oetzi

Gli scienziati hanno effettuato dei nuovi studi su "l'uomo venuto dal ghiaccio" di 5300 anni fa, scoprendo che il suo sangue era esattamente come il nostro.

di Elena Arrisico 4 Maggio 2012 9:54

Un uomo di 5300 anni fa – ritrovato più di 20 anni fa – è stato sottoposto a dei nuovi studi da parte degli scienziati. Il suo nome è Oetzi, è una mummia del Similaun e, dal nuovo studio, sono emerse delle nuove straordinarie scoperte: tracce del sangue più antico della storia.

Albert Zink, direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’Accademia Europea di Bolzano, ha spiegato: “Non sapevamo quanto a lungo si potesse conservare il sangue, né tantomeno come si presentavano i globuli rossi dell’uomo durante l’età del rame“.
La ricerca è stata portata avanti da un team di ricercatori italo-tedesco, che ha esaminato con un microscopio atomico dei sottili campioni di tessuto prelevati vicino alla ferita sulla schiena – causata da una freccia – e dal taglio sulla mano destra che ha Oetzi.
Gli studi sono stati condotti da Zink insieme a Marek Janko e Robert Stark – ricercatori al Center of Smart Interfaces della Technische Universitaet di Darmstadt, in Germania – e pubblicati sul Journal of the Royal Society Interface.
Oetzi ha, sin da subito, rivelato molte cose agli scienziati, come il tipo di vestiario, l’armamento, i residui di cibo nell’intestino – per comprendere di che cosa si nutrisse – ed il motivo per cui fu ucciso: era un cacciatore che fu trafitto con una freccia da un altro uomo che cacciava.

Il suo sangue, però, era stato finora un mistero ma, grazie al microscopio a forza atomica, ecco finalmente delle tracce da poter analizzare: “Non erano mai state trovate tracce di sangue, anche quando furono aperte alcune arterie, per cui si era sempre pensato che il sangue non si fosse conservato o che, forse, Oetzi ne avesse persa una grande quantità dalla ferita provocata dalla freccia“, ha spiegato Zink.
I suoi globuli rossi erano esattamente come i nostri: “Poi, per essere certi al cento per cento che si trattasse di vere e proprie cellule del sangue e non di polline, batteri o di un’impronta lasciata da una cellula ormai scomparsa, abbiamo adoperato un secondo metodo di analisi: la cosiddetta “spettroscopia di Raman”. Abbiamo così ottenuto i tipici valori che danno il sangue e l’emoglobina. Questa è l’evidenza più antica di globuli rossi“, hanno spiegato gli studiosi.
Anche questa nuova analisi ha confermato che i globuli rossi della mummia erano identici a quelli del “moderno” sangue umano, oltre alla presenza della fibrina che regola la coagulazione del sangue. Questa proteina emerge nelle ferite fresche e tende a diminuire, lasciando intuire che Oetzi sia morto subito dopo essere stato ferito dalla freccia: “La fibrina si forma immediatamente sulle ferite appena aperte, nel giro di pochi minuti, ma scompare altrettanto velocemente. La presenza di fibrina sulla ferita da freccia conferma che Oetzi è morto subito dopo essere stato colpito dalla freccia e non nei giorni o nelle ore successive come alcuni sostengono. Tesi ormai non più sostenibile“, continua Zink.

Oetzi era stato trovato il 19 settembre del 1991 a oltre 3.200 metri di quota, in Val Senales – sotto il Giogo di Tisa, al confine tra Italia ed Austria – sul ghiacciaio del Similaun, destando immediatamente grandissimo interesse.
Oetzi – soprannominato “l’uomo venuto dal ghiaccio” – fu, inizialmente, conteso tra Austria ed Italia, alimentando anche delle leggende, in quanto alcune persone legate al suo ritrovamento scomparvero in tragiche circostanze.
Adesso Oetzi si trova nel Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, in uno specifico luogo con un adeguato sistema di conservazione ed è meta di tantissimi visitatori che vogliono conoscere “l’uomo venuto dal ghiaccio”.

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