Filippine, ucciso un prete italiano a colpi di pistola

Ucciso un prete italiano che faceva il missionario per aiutare le tribù di indigeni locali, le cause dell'omicidio sono ancora al vaglio della polizia, ma al momento non c'è alcuna pista.

di Vincenzo Avagnale 17 Ottobre 2011 10:56

L’attacco è stato rapido e vile, un uomo a volto coperto da un casco integrale si è avvicinato al sacerdote, ha estratto una pistola, pare di piccolo calibro, uccidendolo con pochi colpi ravvicinati e poi è fuggito.

La vittima, il prete italiano Fausto Tentorio, è stato ucciso nella cittadina di Arakan, nel sud delle Filippine. La notizia è stata resa nota dal portavoce della polizia, Agrimero Cruz, il quale ha anche precisato che il sacerdote è stato prelevato dall’ambulanza in condizioni critiche ed è stato dichiarato morto solo in ospedale, dove è stato ricoverato d’urgenza.

Il religioso era nelle Filippine dal 1987, con l’Istituto Pontificio per le missioni estere. Ieri si stava recando ad un incontro con altri esponenti del clero a Kidawan City, ma il suo assassino lo stava aspettando e l’ha freddato senza pietà. Il suo lavoro come missionario consisteva nell’aiutare le tribù indigine dei “lumad”, i quali sono spesso vittima di pregiudizi e discriminazioni e versano in condizioni di estrema povertà.

I suoi compiti erano principalmente di assistenza dei malati, istruzione ed assistenza sociale. “Noi missionari di Pime perdiamo un amico, i Lumad hanno perso un padre, un fratello. Sapevano che per loro avrebbe fatto qualsiasi cosa” ha detto Giulio Mariani, direttore dentro missionario Euntes a Zamboanga.

La polizia non sembra avere idee su come rintracciare l’assassino, ma alcuni nelle diocesi hanno suggerito che le attività in favore degli indigeni, che spesso contrastavano con chi vorrebbe prendersi le loro terre ed annientare il loro stile di vita e tradizioni, possano aver attirato questo gesto estremo su Tentorio. “Vestiva come i Lumad, parlava la loro lingua, conosceva la loro cultura, era una persona in vista che si era impegnata molto nella difesa dei tribali, vittima di discriminazioni ed ingiustizie. Aiutava i loro figli a studiare, difendeva le loro terre ancestrali e faceva tutto il possibile per ridare una dignità ai popoli indigeni” ha detto Mariani scuotendo la testa in disapprovazione per una fine così terribile per una persona che ha dedicato la vita all’aiutare gli altri.

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