Dove Beppe Grillo prenderà i soldi per il reddito di cittadinanza

Auspicando ad un modello che tenga conto delle diverse esperienze europee, il leader del Movimento 5 Stelle ci spiega come intende attuare il suo piano.

di Simona Vitale 27 febbraio 2013 14:55
Beppe Grillo

Il primissimo punto del programma del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, uscito dalle elezioni politiche come primo partito del Paese, sembra essere l’attuazione del Reddito di Cittadinanza. Chiamato anche “reddito minimo garantito“, esso è uno strumento finanziario in vigore in gran parte dei paesi europei. Particolarmente significativa, in questo senso, è l’esperienza francese dove tal reddito è un contributo finalizzato al sostentamento, ma anche al raggiungimento di un miglior livello sociale. Nel periodo in cui il cittadino percepisce tale contributo, lo Stato gli propone fino a 3 proposte lavorative che sono giudicate in linea con il profilo professionale del soggetto. Se il soggetto in questione rifiuta tutte le proposte lavorative, allora il contributo decade. Oltralpe, esso è finanziato con la tassazione sulle rendite finanziarie.

Beppe Grillo auspica ad un modello che tenga conto delle diverse esperienze europee. Il reddito di cittadinanza consisterebbe in un reddito minimo garantito ad alcune categorie di soggetti, tra i quali figurano giovani appena usciti dal mondo della scuola, disoccupati ed esodati. Andrebbe pagato a tali persone per 2 anni, se possibile anche per 3. L’entità del reddito dovrebbe aggirarsi gli 800 e i 1.000 euro mensili, una cifra dunque che consentirebbe di mantenere un tenore di vita alquanto dignitoso. Anche in Italia, l’idea è quella di introdurre l’opzione delle tre offerte di lavoro, al cui rifiuto il beneficio andrebbe a decadere.

Da dove prendere i soldi? Come già ribadito da Grillo nello Tsunami Tour i soldi ci sono. In primis dall’abolizione dei rimborsi elettorali. Si parla di circa 200 milioni di euro l’anno senza contare i contributi per elezioni regionali e referendum. Si passa poi a quella dei finanziamenti all’editoria ( circa 130 milioni l’anno), l’ abolizione delle province (500 milioni l’anno secondo una stima del governo Monti). Non mancherebbe anche l’abolizione delle “pensioni d’oro”, andando ad imporre un limite massimo di 3.000 – 4.000 euro al mese, di contro a pensioni di fortunati super manager che, attualmente, giungono fino a 200.000 euro.

Con un tetto massimo di 3mila euro per le pensioni d’oro lo Stato risparmierebbe circa a 7 miliardi l’anno. Grillo propone anche tagli alle spese militari ritenute inutili, come quelle relative all’acquisto degli F35 ed anche di diversi privilegi della Casta. Andrebbero poi fermate alcune Grandi Opere giudicate inutili, come la TAV Torino-Lione, che costerà circa 22 miliardi nei prossimi 20 anni. Il risparmio sarebbe di circa un miliardo l’anno per il blocco del progetto TAV, un altro, invece, proverrebbe dal blocco del progetto del Ponte sullo stretto di Messina.

Con 12 miliardi risparmiati dallo Stato e impiegati per il Reddito di cittadinanza, a circa mille euro al mese, i soldi sarebbero sufficienti a pagare il reddito per un milione di persone. Se, invece, il contributo fosse fissato in 800 euro al mese i beneficiari sarebbero 1.250.000 persone.

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