La crisi economica cambia lo stile di vita degli italiani

Economia, crisi e consumi: nuove tendenze si fanno strada

di Francesca Spanò 1 dicembre 2014 9:00

No, non ci sono grosse e positive novità riguardo alla crisi economica in corso ormai da anni. Quel che è certo è che l’economia fa registrare continui numeri in negativo, anche a distanza di pochi giorni. Nella Grande distribuzione dello Stivale, si contano fino a 22 cali consecutivi in una settimana. L’unica certezza riguarda la necessità di invertire la rotta per evitare di toccare il fondo in materia di consumi e bisogna intervenire subito. Se a novembre è stato registrato un impercettibile rialzo, questo non vuol dire che non si attendano ricadute. Se ne è parlato all’interno del  forum “Quando il largo consumo si fa stretto“, organizzato nei giorni scorsi all’Accademia delle Belle Arti di Milano da Osserva Italia,  l’osservatorio quotidiano online di Affari&Finanza. Lo stesso è nato 9 mesi fa in collaborazione con Conad e Nielsen.

Pancetta

Una prima soluzione è stata quella di creare dei focus mensili e online con un sito che monitora quotidianamente i consumi degli italiani e la situazione generale. Un forum molto importante al quale hanno preso parte personaggi molto attivi nel settore dell’economia e della finanza. A moderare l’incontro  Laura Pertici di Repubblica TV, alla presenza del sociologo Vanni Codeluppi, Giovanni Fantasia (ad di Nielsen), Francesco Pugliese (ad di Conad), Vito Gulli, (Generale Conserve), Lorenzo Morelli (preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali della Cattolica di Milano) e Giulio Sapelli (economista).

I dati di Nielsen, comunque, hanno subito rivelato che oltre alla mancanza di denaro, gli italiani continuano a perdere fiducia, una tendenza che si è fatta ancora più viva nel terzo trimestre di quest’anno. In Europa il problema non è tanto sentito. In buona parte stanno cambiando le abitudini e gli stili di vita e si cerca di risparmiare il più possibile. Questo però non incide sulla qualità di ciò che si compra. In pratica si scelgono meno prodotti, ma quelli che si portano a casa devono essere in qualche modo certificati. Gli sprechi sono banditi anche e soprattutto durante le feste e si chiede aiuto di tanto in tanto ai genitori o ai nonni. Se il timore dovesse attenuarsi, potrebbe avere una spinta positiva pure la ripresa economica. Un fenomeno sempre più presente è  la sharing economy, cioè la condivisione di beni e servizi. Se produttori e distributori sembrano dunque muoversi in un mercato che è cambiato, sono i consumatori ad essere più avanti e ad aver capito che la recessione ci ha cambiati più profondamente di quello che pensiamo.

La pensa al contrario, però, Vanni Codeluppi, il quale ha riferito invece che chi non acquista oggi: “è arrivato tardi al consumismo  e non ha sviluppato una consapevolezza dei consumi e dei suoi diritti, anche se ovviamente ci sono stati dei progressi nel tempo. La maggioranza dei consumatori ha dei comportamenti che possono sembrare virtuosi, ma in realtà sono dettati dalla crisi. Un altro fattore determinante sul calo dei consumi è dato dal fatto che i figli rimangono in famiglia e dunque non diventano consumatori attivi”.

Giulio Sapelli ha, infine concluso, con una nota positiva: “Sembra un paradosso, ma nel lungo periodo saremo tutti felici. Perfino i giovani cominciano a essere più attenti ai consumi grazie alla tecnologia. Si guarderà al prodotto in modo diverso. Le persone guarderanno alla sua sostenibilità prima di decidere se acquistarlo o meno“.

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