Corona condannato a 5 anni per estorsione a Trezeguet

La Corte di Appello di Torino ha condannato Fabrizio Corona a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per estorsione ai danni dell'ex calciatore juventino David Trezeguet. I giudici hanno aumentato, dunque, la pena inflitta a Corona in primo grado che era di 3 anni e 4 mesi.

di Simona Vitale 16 Gennaio 2012 20:08

La Corte di Appello di Torino ha inflitto cinque anni per estorsione e utilizzo illegittimo di dati, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici a Fabrizio Corona, il celebre fotografo dei vip. Corona è accusato di aver chiesto ed ottenuto, senza mai restituirli, 25 mila euro all’ex calciatore francese della Juventus David Trezeguet. Negli scatti ripresi da Corona il calciatore è stato paparazzato prima all’ingresso e poi all’uscita della casa di una ragazza a Milano. In primo grado il fotografo era stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici hanno dunque aumentato la pena inflitta.

I giudici hanno “utilizzato” una sentenza partorita nello scorso mese di ottobre dalla Corte di Cassazione che, per un caso analogo riguardante lo stesso Fabrizio Corona, aveva sancito che “le foto di personaggi famosi, se hanno un interesse pubblico, possono essere pubblicate ma non si possono utilizzare per fare pressione sugli interessati affinche’ le acquistino”. I fatti contestati risalgono al 2009 quando Trezeguet, dopo una partita vinta con la Juventus, si era recato in alcuni locali milanesi per festeggiare. In uno di questi conobbe una ragazza con la quale trascorse la notte a casa sua. Il calciatore però era ignaro del fatto di essere seguito da un fotografo di Corona, il quale gli scattò 25 fotografie all’entrata e 21 all’uscita da casa della ragazza di Trezeguet. Corona poi contattò il calciatore per chiedere ed ottenere 25 mila euro ai fini della non diffusione delle fotografie.

Giuseppe Lucibello ha così commentato la sentenza, che avrebbe inasprito la pena: “solo perché l’imputato si chiama Fabrizio Corona. Ritengo – ha concluso – che la decisione della Corte d’appello di Torino di far propria l’impostazione della Cassazione possa creare problemi ai direttori di numerosi organi di informazione”. Il Procuratore Generale di Torino, Vittorio Corsi, invece, ha sostenuto che trattandosi di un caso di recidiva non hanno potuto prevalere le attenuanti sulle aggravanti.

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