Cgil al ministro Fornero: l’articolo 18 non si tocca

La Cgil non ci sta sulla possibilità di modificare in alcun modo l'articolo 18, che viene considerata una conquista incedibile, piuttosto invita il ministro del Welfare Fornero ad occuparsi del problema opposto, ossia il precariato.

di Vincenzo Avagnale 19 Dicembre 2011 11:00

Lotta al precariato come soluzione alla crisi, non licenziamenti facili, questa è secondo la Cgil la ricetta per affrontare la crisi. Pertanto l’invito rivolto al ministro del Welfare Elsa Fornero è di tornare sulla sua decisione ed aprire un confronto per evitare una riforma dannosa al 100% per l’Italia. “Con una recessione che falcerà migliaia di posti di lavoro il governo ha cose più urgenti a cui pensare, come la riforma degli ammortizzatori sociali” ha detto il segretario confederale con delega al mercato del Lavoro, Fulvio Fammoni.

E’ evidente che non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare all’articolo 18, che consideriamo una norma di assoluta modernità, mentre invece vorremo discutere davvero per la lotta alla precarietà” ha proseguito Fammoni, il quale ha poi risposto direttamente alle parole del ministro del Welfare apparse su un’intervista sul Corriere della Sera: ” la Cgil fa sempre discussioni intellettualmente aperte, ma nessuno può chiedere che il merito sia dirimente. Un governo tecnico che propone misure per il futuro che disegnano un nuovo modello sociale dovrebbe riflettere se questo è il suo vero compito visto che non è legittimato dal voto dei cittadini e credo neanche alla maggioranza.”

Secondo sempre la Cgil i problemi inerenti il lavoro più urgenti da affrontare. Ad esempio il lavoro precario dovrebbe essere combattuto cancellando molte delle sue forme previste dalla legge (sarebbero oltre 40), ma specialmente facendolo costare di più, in tal modo sarebbero i datori di lavoro stessi ad evitarlo.

Un’altra riforma utile dovrebbe essere secondo il sindacato quella che cambierebbe il contratto formativo, in quanto non sarebbe tanto necessario costruire una nuova normativa al riguardo, quanto di prevedere metodi per evitare che questo contratto (che forma lavoratori e crea occupazione contemporaneamente) non venga lasciato perdere per più comodi falsi stage, tirocini e contratti a chiamata. Insomma la linea indicata dal sindacato sarebbe di stabilizzare il mercato del lavoro, non di renderlo più fluido come promesso all’Unione Europea.

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