Calabria, il 25% degli studenti fuma a scuola

Nonostante il decreto che lo vieta severamente pare che nelle scuole le sigarette entrino ed entrino pure accese. C'era stata una stretta del ministero dell'istruzione su quest'argomento negli ultimi anni, ma a quanto pare del tutto inutile.

di Vincenzo Avagnale 21 Ottobre 2011 11:31

Statistiche preoccupanti quelle emergono dalle ricerche effettuate da Cittadinanzattiva, il 25% degli studenti calabresi nelle scuole superiori fuma regolarmente a scuola, alcuni addirittura in classe!

Fra il 2007 ed il 2009 ci fu una durissima stretta del Ministero dell’Istruzione e della Salute sulle norme che prevedevano l’impossibilità di fumare negli edifici scolastici in quanto edifici pubblici. Una svolta salutista che mise un po’ sull’attenti in particolare il personale docente ed Ata. Peccato che proprio gli studenti siano i primi a non rispettare il divieto, specialmente in considerazione che ai minorenni non sarebbe neanche permesso fumare.

Era purtroppo già conosciuto il dato preoccupante che vede la prima sigaretta fumata mediamente a 13 anni. Così come era anche assodato che lo stress scolastico veniva indicato come principale causa per il fumo delle sigarette da parte degli adolescenti; tuttavia fra questo ed il fumare in classe indisturbati dagli stessi professori ce ne corre ed anche parecchio.

L’associazione Cittadinanzattiva ha voluto indagare su un lassismo in classe che in realtà esula dal problema delle sigarette, che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Secondo l’indagine il 40% dei professori fa finta di niente se sorprende uno studente in classe o comunque nell’edificio scolastico a fumare. Questo per le più varie ragioni, dal timore dovuto alle zone pericolose, che però rappresenta solo il 5% degli interessati di questo fenomeno, fino al disinteresse per questa problematica, considerata futile.

Nonostante ciò nelle scuole superiori calabresi si fuma meno rispetto a quelle del Lazio e della Lombardia. Anche se molti ritengono sia dovuto alla generica minore disponibilità di denaro per acquistarle. Motivo per cui spesso i giovani meridionali sono tornati all’acquisto del tabacco e della carta necessaria a fabbricarsi in proprio la sigaretta, come facevano nel dopoguerra i nostri nonni. Spesso infatti, quando un professore diligente sequestra ai fumatori minorenni trova bustine di tabacco e non pacchetti preconfezionati.

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