Brindisi, il killer non era solo. Sopralluogo 30 minuti prima

Prende strada l'ipotesi che a causare l'esplosione dinanzi al Morvillo-Falcone di Brindisi siano stati 2 killer.

di Simona Vitale 26 Maggio 2012 12:30

Le telecamere di sorveglianza del chioschetto ubicato di fronte l’istituto Morvillo-Falcone a Brindisi che hanno ripreso colui che ha azionato il telecomando provocando l’esplosione dinanzi alla scuola, mostrano chiaramente anche altre immagini dell’attentatore. Le immagini mostrano infatti l’uomo che si è reso autore della morte della giovane Melissa Bassi e del ferimento di altre studentesse della scuola compiere un primo sopralluogo intorno alle 7:15, aggirandosi nel quartiere e fissando il cassonetto. Cammina con fare sicuro e, molto probabilmente, non era da solo, sebbene le telecamere non mostrino la presenza di altri individui.

L’ipotesi che i killer fossero due è nata ieri, dopo che i racconti dei testimoni hanno confermato che nessuno ha visto l’attentatore posizionare l’ordigno nei cassonetti. Si è fatta così strada la tesi secondo cui gli attentatori sapessero di non essere osservati, anche perché sembra difficile che un solo uomo abbia potuto trasportare un esplosivo dal peso di 100 chili e monitorare anche l’ambiente circostante facendo attenzione a non essere visto.

Più probabile che uno abbia collocato l’ordigno nel cassonetto e l’altro abbia fatto, per così dire, da palo. Tutto ciò starebbe dunque a significare che l’attentato è opera di un terrorista isolato o semplicemente di un folle, ma di un’organizzazione composta da più elementi. Gli inquirenti sono al lavoro anche per stabilire l’esatto contenuto delle bombole che hanno causato l’esplosione. Nel dettaglio gli esperti della scientifica stanno cercando di capire se oltre al gas propano liquido, almeno una delle 3 bombole contenesse altro materiale idoneo a comporre una miscela esplosiva come diserbanti o nitrato di ammonio. Le indagini ulteriori da parte degli agenti della scientifica, tornati per un nuovo sopralluogo, nascono per dei piccoli crateri trovati nel terreno e provati proprio dallo scoppio. Roberto Gagliano Candela, docente ordinario all’Università di Bari, ha spiegato però che l’eventuale utilizzo di altre miscele esplosive, “avrebbe provocato danni materiali più consistenti”.

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