Breivik, parente di una vittima gli tira una scarpa

L'episodio è stato accolto tra gli applausi di molte persone presenti in aula.

di Simona Vitale 11 Maggio 2012 16:01

Il processo che vede come imputato l’estremista di destra Anders Behring Breivik, accusato di aver ucciso decine di persone nelle stragi di Oslo e dell’isola di Utoya dello scorso 22 luglio, è stato interrotto venerdì, quando un parente di una delle vittime si è alzata in piedi e ha lanciato una scarpa contro il biondo terrorista. “Sei un assassino! Hai ucciso mio fratello! Vai all’inferno!” gli ha gridato l’uomo, secondo quanto riportato dai giornalisti presenti nell’aula. La scarpa, tuttavia, non ha colpito Breivik,  ma uno dei suoi avvocati,Vibeke Hein.

L’incidente è stato accolto con grandi applausi da molte delle persone presenti tra il pubblico. Un episodio del genere, tutto sommato, non era imprevedibile, dal momento che la rabbia, il dolore e la frustrazione dei parenti delle vittime che assistono al processo, per il quale la sentenza è attesa a luglio, deve aver raggiunto livelli incommensurabili.

Breivik ha confessato di aver ucciso 77 persone, la maggioranza delle quali adolescenti, in un attentato perpetrato con furia l’estate dello scorso anno, ma sostiene dall’inizio del processo che si è trattato di un atto di auto-difesa come prima mossa in una nuova crociata contro il “multi-culturalismo” al quale l’Europa si sta aprendo. In un manifesto di 1500 pagine pubblicato online prima dell’attacco, Breivik sostiene di essere stato operativo in un gruppo chiamato i Nuovi Cavalieri Templari, che porterebbe ad una violenta rivoluzione conservatrice cristiana; una battaglia che, secondo la previsione di  Breivik, sarebbe durata 60 anni.

Il mese scorso, l’estremista ha testimoniato che il suo piano originale comprendeva anche la decapitazione del primo ministro norvegese e il bombardamento del palazzo reale norvegese. All’inizio del processo Breivik aveva le lacrime agli occhi, ma a quanto pare non per le sue vittime. Ha iniziato a piangere quando la Corte ha mostrato un video di propaganda che aveva creato. Il processo continua.

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