Berlusconi scioglie il Pdl e rifonda Forza Italia. Ma Alfano diserta

L'ufficio di presidenza ha azzerato le cariche e assegnato tutti i poteri al Cavaliere. Il vicepremier: "A queste condizioni io in Forza Italia non c'entro".

di Luca Fiorucci 26 Ottobre 2013 7:26

L‘ufficio di presidenza del Pdl riunitosi venerdì a Palazzo Grazioli ha annullato tutte le cariche e assegnato tutti i poteri a Silvio Berlusconi. L’8 dicembre un Consiglio nazionale sancirà il ritorno a Forza Italia definendo i nuovi organi. All’incontro però non ha preso parte il segretario Angelino Alfano nè i “governisti” del partito, a riprova della distanza sempre più profonda tra “falchi” e “colombe”, anche se il Cavaliere ha cercato di minimizzare, parlando di incomprensioni di tipo personale e spiegando: “Sono sicuro che i contrasti saranno sanati. Alfano gode del mio affetto, la mia stima e la mia amicizia. Io l’ho nominato due anni fa segretario e credo che potrà continuare a svolgere il suo ruolo”. Al momento, però, il vicepremier è un iscritto come tutti, essendo state azzerate tutte le cariche e confermato Berlusconi alla presidenza della rinata Forza Italia.

Il sostegno al governo, comunque, per adesso non viene meno: nella nota diffusa al termine della riunione, si spiega che tutti i membri del Pdl “sono impegnati a contrastare ogni iniziativa che vada nella direzione opposta e a proporre efficaci misure per la ripresa della nostra economia”. Nel comunicato, si definisce inoltre Forza Italia “il Movimento a cui tanti italiani hanno legato e legano tuttora la grande speranza di realizzare una vera rivoluzione liberale e di contrastare l’oppressione giudiziaria, l’oppressione burocratica, l’oppressione fiscale”. Rimane però aperta la questione della decadenza dell’ex premier, a proposito della quale lo stesso Berlusconi ha spiegato ai cronisti che sarà “molto difficile continuare a collaborare con un alleato con cui si siede in consiglio dei ministri ma che si basa su una sentenza frutto di un disegno politico di una certa magistratura”.

Il Cavaliere ha incontrato nel primo pomeriggio Alfano e gli altri ministri, per convincerli a lasciarlo lavorare per l’unità della nuova Forza Italia, ma il vicepremier avrebbe chiesto di rinviare l’ufficio di presidenza, dicendo: “A queste condizioni io in Forza Italia non c’entro, è un errore. E con me sono in tanti”. Lasciando Palazzo Grazioli, il ministro dell’Interno ha poi spiegato: Il mio contributo all’unità del nostro movimento politico, che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali, è di non partecipare all’ufficio di presidenza che deve proporre decisioni che il consiglio nazionale dovrà assumere. Il tempo che ci separa dal consiglio nazionale consentirà a Berlusconi di lavorare per ottenere l’unità”.

Tutto, quindi, sembra rimandato al consiglio nazionale convocato per l’8 dicembre, a cui parteciperanno 800 delegati provenienti da tutte le regioni, e dove potrebbe esserci la resa dei conti finale fra “lealisti” e “governativi“. All’ufficio di presidenza erano in 18, ed olltre ad Alfano mancavano Formigoni, Giovanardi, Sacconi, Schifani e Bondi, che però si trovava all’estero. Erano assenti anche il capogruppo al Senato Renato Schifani e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Schifani ha spiegato di ritenere “opportuno” non parteciparvi, “avendo appreso che alcuni componenti di questo organismo non parteciperanno, denotando in questo modo l’esistenza di opinioni politiche diverse all’interno del Pdl”. 

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