Assisi, dopo 800 anni scoperto il volto di un demone in un affresco di Giotto

Nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, scoperto dopo 800 anni il volto di un demone tra le nuvole in una delle scene raffiguranti la morte di Francesco. La notizia fa il giro del mondo, ma secondo alcuni la scoperta non sarebbe poi così strana.

di Simona Vitale 6 Novembre 2011 13:57

Nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, tra le nuvole di un affresco, dipinto da Giotto, ci sarebbe il volto di un demone. Lì da 800 anni, milioni e milioni di visitatori e mai nessuno se n’era accorto. La scoperta dell’inquietante volto, nella scena che vede la morte di Francesco, è stata l’esperta francescana Chiara Frugoni.

La notizia sta facendo rapidamente il giro del mondo, suscitando curiosità e sorpresa tra gli esperti e non del settore. Come riferito dalla stessa esperta: “Al di lá della curiosità e del valore teologico o pseudoreligioso, la scoperta di un demone dipinto da Giotto fra le nuvole ha un grande valore per la storia dell’arte“.

Fino ad oggi il primo pittore ad aver trattato le nuvole era Andrea Mantegna che, nel suo San Sebastiano, dipinto nel 1460  mostra sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora secondo la Frugoni questo primato non è più tale, essendo Giotto pittore appartenente al periodo medievale.

Sul perchè invece Giotto abbia ritratto tra le nuvole, il volto di un demone dalle corna scura, l’esperta non si sbilancia, ma probabilmente il motivo starebbe nel fatto che nel Medioevo, era convinzione diffusa che nel cielo, oltre agli angeli, abitassero anche i demoni, lì per ostacolare l’ascesa delle anime.

Lo storico dell’arte Claudio Strinati ritiene che la scoperta non sia una stranezza: “Che vi siano elementi nascosti in un’opera d’arte è del tutto normale e le opere hanno sempre due facce, una esplicita ed una implicita, destinata ad essere colta solo da alcuni” ricordando anche il pittore fiammingo Hieronymus Bosch, che intenzionalmente rivolgeva messaggi celati ad una schiera di pochi adepti.

Per padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Conventoquesta scoperta può farci comprendere a livello catechetico l’importanza di oggettivare il male per non accoglierlo nella propria vita“.

Commenti