Arrestati in tre, vendevano le prove agli indagati

Le forze dell'ordine hanno un ruolo importantissimo, che purtroppo non sempre viene affidato a persone oneste, come in questo caso in cui tre persone della procura, di cui uno sarebbe un poliziotto, ne approfittavano per proporre ricatti a scopo di denaro.

di Vincenzo Avagnale 17 Novembre 2011 20:40

Non sono rari nella letteratura criminologica sentire di persone che approfittano della propria posizione socialmente avanzata per compiere misfatti di varia sorta, come ad esempio succede nell’Oliver Twist di Charles Dickens, in cui dei funzionari statali disonesti lucravano sui fondi destinati al welfare per i disoccupati. In questo caso però non si truffano i disoccupati, ma gli indagati, in quanto nella procura di Reggio Calabria venivano vendute delle informazioni al solo scopo di lucrare su persone che volevano illegalmente dimostrare la propria innocenza.

Come se la procura di Reggio Calabria non fosse già indaffarata con problemi di ‘Ndrangheta e di reati comuni, mancavano solo le talpe, che manipolavano le informazioni in loro possesso per ragioni di ufficio e poi le offrivano ai congiunti delle persone coinvolte. Sarebbero tre le persone coinvolte nelle indagini, di cui uno sarebbe un poliziotto ed una sarebbe la moglie di lui. Le accuse sono gravi, oltre a truffa, sostituzione di persona ed appropriazione indebita ci sarebbe anche il serio rischio che i pm li accusino anche di associazione a delinquere finalizzata alla violenza privata (ossia al ricatto), visto l’alto grado di organizzazione che si era creato nei tre criminali.

I tre malviventi sono stati arrestati dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, cosa che ha portato la polizia di Reggio Calabria ad aprire un’inchiesta interna, che proseguirà parallelamente a quella della magistratura. L’inchiesta servirà a valutare quanto gravi siano le colpe del poliziotto coinvolto e se ha agito con la complicità di altre mele marce, visto che la sua attività non è affatto recente e potrebbe essere stata messa in atto originariamente proprio per aiutare dei colleghi o, peggio ancora, per aiutare qualche membro della criminalità organizzata.

I colleghi di lavoro del poliziotto sono stati molto cauti sulla vicenda, ma erano visibilmente scossi e sebbene abbiano optato quasi tutti per un secco “no comment” è evidente che il livello di tensione nelle forze dell’ordine è alto perché qualcos’altro deve venir fuori dall’inchiesta, su cui pure nessuno ha voluto commentare.

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