Alì Agca in Vaticano, porta i fiori sulla tomba di Woityla

L'ex "lupo grigio" ha chiesto anche di incontrare papa Francesco. Fermato, i suoi documenti sono risultati irregolari, e ora verrà espulso dall'Italia.

di Luca Fiorucci 28 dicembre 2014 9:53
Ali

Alì Agca, il “lupo grigio” che il 13 maggio 1981 attentò alla vita di papa Woityla, si è recato sabato in Vaticano e ha portato dei fiori sulla tomba del Santo polacco, esattamente 31 anni dopo il suo incontro con il pontefice, avvenuto il 27 dicembre 1983 nel carcere romano di Rebibbia. L’uomo ha dichiarato in un’intervista esclusiva: Sono ritornato nel luogo del miracolo. Qua fu compiuto il terzo segreto di Fatima. Io con l’attentato al Papa ho compiuto un miracolo”, e ha spiegato inoltre: “Sentivo la necessità di fare questo gesto“. Agca ha inoltre chiesto di incontrare papa Francesco, ma il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato: “Ha messo i fiori alla tomba di Giovanni Paolo II. Penso che basti”.

L’uomo è stato poi fermato dalla polizia italiana e portato al commissariato Cavour per accertamenti, e qui i suoi documenti sono risultati irregolari, pertanto verrà espulso dall’Italia. Agca è stato quindi portato in una struttura di accoglienza dove rimarrà fino a lunedì, quando si dovrebbe tenere davanti al gip l’udienza di convalida del provvedimento di espulsione e dovrebbe quindi scattare il rimpatrio in aereo. L’ex terrorista turco già da alcuni anni aveva fatto sapere di voler tornare a piazza San Pietro, ma le autorità italiane non gli hanno mai concesso il visto di entrata, e, rispondendo a una domanda in proposito, Agca ha affermato ieri: “Ma quale visto? Sono entrato per conto mio“.

Gli investigatori stanno svolgendo accertamenti su come l’uomo sia riuscito ad arrivare a Roma entrando in area Schengen senza mostrare i suoi documenti, e se sia stato aiutato da qualcuno. Sembra comunque che egli sia giunto nella capitale attraversando la frontiera con l’Austria su un’auto non guidata da lui. Agca si era recato questa mattina presso la sede dell‘Adnkronos a piazza Mastai, annunciando di voler andare a portare dei fiori sulla tomba di papa Woityla e spiegando: “Voglio che siate i primi come allora (quando sparò al pontefice), una nuova esclusiva mondiale“. Agca è un estremista musulmano turco facente parte dei Lupi grigi, un gruppo di estrema destra legato al traffico di stupefacenti, e durante il processo sostenne di essere stato assoldato dai servizi segreti bulgari per conto del Kgb allo scopo di fermare Solidarnosc, il sindacato cattolico polacco guidato da Lech Walesa e sostenuto anche da Woityla.

L’uomo, però, nel corso degli anni, ha fornito 107 versioni diverse sull’attentato. Dopo quel 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II fu sottoposto ad un intervento d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma, della durata di cinque ore e mezza, mentre il suo attentatore fu processato per direttissima e condannato all’ergastolo per tentato omicidio di capo di Stato estero. Agca fu poi graziato il 13 giugno 2000 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dopo che la Santa Sede si era detta “non contraria” al provvedimento, ma, una volta rientrato in Turchia, ha dovuto scontare un’altra condanna prima di tornare definitivamente in libertà, il 18 gennaio 2010.

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