Alfano: “Esperienza Monti finita”. Al Quirinale i leader dei partiti

Si va verso la crisi di governo. Bersani: "Leali con Monti ma non ingenui, Berlusconi non è la medicina". Maroni: "Se il Pdl sostiene Monti, niente dialogo"

di Luca Fiorucci 7 Dicembre 2012 23:55

Lo scenario di una crisi di governo sembra profilarsi sempre di più, stando anche a quello che ha dichiarato oggi il segretario del Pdl Angelino Alfano alla Camera: “L’esperienza del governo Monti è conclusa ha detto. Il segretario del Pdl, per giustificare la decisione del suo partito di togliere il sostegno a Monti, ha parlato di “debito pubblico peggiorato, nessuna strategia di sviluppo, Pil diminuito, tasse aumentate, crollata compravendita degli immobili“, e ha accusato: “Gli errori principali a questo governo li ha fatti compiere il Partito Democratico“. Alfano si è poi recato al Quirinale insieme ai capigruppo Cicchitto e Gasparri per spiegare le intenzioni del Pdl al presidente della Repubblica Napolitano, che ha poi convocato al Colle i presidenti di Camera e Senato, insieme ai leader di Pd e Udc.

 Sembrano quindi essere cominciate le consultazioni che preludono ad una crisi di governo. Dopo i vari incontri, il Quirinale ha diramato una nota con la quale si impegna a dare “al più presto puntuale ragguaglio al Presidente del Consiglio per discutere con lui tutte le implicazioni“. I leader del Pdl si sono comunque impegnati a “contribuire a un’ordinata conclusione della legislatura“, riservandosi però “di decidere l’atteggiamento da tenere in Parlamento su ogni altro provvedimento già all’esame delle Camere”. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani alla Camera ha attaccato duramente il Pdl: “Noi saremo leali con Monti ma non ingenui. Non penserete mica che la medicina possa venire da Berlusconi, Tremonti e Calderoli quelli che ci hanno portato fino a qui.”

Dall’Udc, invece, il leader Pierferdinando Casini ha accusato il Pdl di aver tolto il sostegno a Monti “solo per calcolo elettorale o per motivi connessi al provvedimento che questo governo sta varando” e che taglia i costi della politica. Il Pdl, adesso, probabilmente farà approvare la legge di stabilità, per poi cercare di andare al voto il prima possibile, cioè il 10 marzo. Il resto non verrebbe portato a termine, compresa la modifica della legge elettorale, che quindi rimarrebbe il vecchio “porcellum“, ed altri provvedimenti come la legge sull’incandidabilità. Dalla Lega, il leader Roberto Maroni si mostra però tiepido nei confronti di una possibile ripresa dell’alleanza con il Pdl: “Finchè il Pdl sostiene Monti, non c’è possibilità di dialogo“, ha affermato intervistato nel corso di “Radio anch’io” su Radio Rai 1.

Anche nel Pdl, non tutti sono d’accordo con la linea assunta da Berlusconi. Fra questi, Giorgia Meloni, che prima era candidata alle primarie del Pdl, ha scritto su twitter: “Primarie annullate, Berlusconi candidato, crisi di governo: oltre che sui giornali nel Pdl chi ha qualcosa da dire dove può farlo?” Oggi intanto, con 269 voti a favore, uno contrario e 169 astenuti, la Camera ha convertito in legge il decreto sul taglio dei costi della politica negli enti locali.

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