Terremoto in Nepal, oltre 1900 morti. Valanga sull’Everest

Le due scosse, di magnitudo 7.9 e 6.6, hanno provocato vittime anche in India Nord-Orientale, in Tibet e in Bangladesh. Crollata la torre Dharahara a Katmandu.

di Luca Fiorucci 26 aprile 2015 9:44
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Due fortissime scosse di terremoto, a distanza di 35 minuti l’una dall’altra, seguite poi da ben 23 repliche, hanno devastato ieri il Nepal, alle 11.56 ora locale, le 8.11 in Italia, facendo crollare molti edifici nella capitale Katmandu e causando 1910 morti e 4718 feriti. Le scosse si sono avvertite anche a Nuova Delhi e in almeno tre stati dell‘India Nord-orientale, dove hanno provocato 51 vittime, in Tibet, dove vi sono stati 17 morti, e in Bangladesh, dove le vittime sarebbero quattro. Il sisma ha provocato inoltre diverse valanghe sull’Everest, che avrebbero causato la morte di diciotto alpinisti.

Le due scosse, la prima di magnitudo 7,9, ma che secondo i sismologi cinesi può avere toccato gli 8,1, e la seconda di almeno 6,6, sarebbero il peggiore evento sismico nella zona dell’Himalaya degli ultimi ottant’anni, che avrebbe avuto il suo epicentro a Lamjung, nel Nepal occidentale, che sarebbe stata rasa al suolo, e si teme abbia provocato una vera e propria strage in una regione densamente popolata da due milioni e mezzo di persone con edifici precari. E’ crollata anche la torre Dharahara, uno dei monumenti più importanti di Katmandu, alta nove piani e 62 metri, nonché patrimonio Unesco, che era già stata interamente ricostruita dopo i danni subiti con il terremoto di ottanta anni fa: i soccorritori avrebbero già estratto fra le macerie i corpi di 25o persone. Il sisma ha distrutto buona parte del patrimonio archeologico del paese, danneggiando anche piazza Durbar, nel centro storico di Katmandu, dove si trovano un palazzo reale e vari templi, e ha colpito anche le città medievali di Patan e Bhaktapur.

Sempre nella capitale, decine di migliaia di persone hanno deciso di dormire in strada temendo scosse di assestamento, mentre forse altrettante si trovano costrette a farlo in quanto sfollate. Negli ospedali è emergenza per i tanti feriti, mentre l’aeroporto internazionale Tribhuvan di Katmandu, rimasto danneggiato, è stato chiuso per alcune ore prima di essere riaperto. Fonti della Farnesina hanno riferito: “Sono in corso le verifiche che, per ragioni tecniche, necessitano di tempo. Al momento comunque non è emerso il coinvolgimento degli italiani“. Vi sono però due alpinisti italiani bloccati al campo base dell’Everest, il milanese Marco Zaffaroni e il suo compagno Roberto Boscato, che volevano raggiungere la vetta con uno sherpa, e, dalla pagina Facebook della loro spedizione, hanno chiesto di “non contattarci perché la batteria del satellitare potrebbe essere di importanza vitale”, mentre Marco Confortola è bloccato al campo base del Dhaulagiri.

L’alpinista romeno Alex Gavan, che si trova al campo base dell’Everest, ha lanciato l’allarme scrivendo su Twitter che vi sono molti morti, molti altri gravemente feriti. Altri moriranno se un elicottero non arriverà il prima possibile“. Il governo nepalese ha dichiarato lo stato di emergenza nelle zone colpite dal sisma, stanziando 500 milioni di rupie (5 milioni di dollari) come fondo di emergenza per gli aiuti, e ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché gli fornisca gli aiuti necessari a fronteggiare la situazione. Il premier italiano Matteo Renzi ha espresso cordoglio alle popolazioni colpite dal terremoto e al governo del Nepal, mentre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha stanziato 300mila euro come aiuto di emergenza su fondi della Cooperazione.

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