Strage di cani in Ucraina: un’atrocità ancora viva

Gli Europei di Calcio 2012 sono stati giocati sul sangue dei randagi uccisi in Ucraina dai dog hunter. Ma la strage non si è fermata.

di Giorgia Martino 8 gennaio 2013 11:40

E’ stato tantissimo (ma purtroppo non abbastanza) lo sdegno che si è creato la scorsa estate in occasione degli Europei 2012 tenutisi in Ucraina, dove lo sterminio di cani randagi per mano dei dog hunter era diventato ancora più intenso per l’arrivo dei turisti. Manifestazioni, striscioni e assenteismo dei tifosi più animalisti purtroppo non sono riusciti ad arginare la strage, che ha raggiunto punte estreme.

E oggi? Il problema persiste, ed è quanto racconta Andrea Cisternino, ex delegato Oipa in Ucraina che la scorsa estate ha documentato la grande vergogna degli umani. Afferma Cisternino:

Ho deciso di fondare una mia associazione che si chiama International Animal Protection League. Sto anche realizzando una struttura unica al mondo, non un rifugio con box ma un enorme terreno recintato e protetto dove trasferire i branchi sopravvissuti che saranno sterilizzati, assistiti dai volontari e potranno vivere al sicuro. Il terreno di 7000 mq è stato messo a disposizione da un privato. Lo dividerò in ampie sezioni per i singoli branchi e qui i cani vivranno liberi come in natura e i volontari potranno prendersene cura in assoluta sicurezza. Nella struttura, che si chiamerà Rifugio Italia ci sarà anche una clinica veterinaria dotata di un’ambulanza, un gattile, una casa dove i volontari potranno dormire nelle notti d’inverno quando la temperatura scende fino a 35 gradi sotto zero. All’esterno, metteremo delle telecamere per la video sorveglianza donate da un’associazione tedesca.

Lo scorso luglio ho incontrato il viceministro Vildman che ha accettato il mio progetto di fare incontrare i volontari di strada con esponenti del governo presso l’ambasciata italiana. Più recentemente, il 6 settembre, ho conosciuto il presidente ucraino Leonid Kravciuk che ha detto che i politici del Paese non hanno umanità verso gli animali e che occorre fermare i dog hunter.

Sembra tuttavia che i primi ad aver mollato la presa della protesta siano stati proprio gli animalisti stranieri, quelli che la scorsa estate parlavano in modo anche fragorosamente razzista. Continua Cisternino:

Quello che è cambiato è il comportamento degli animalisti stranieri: niente più proteste o manifestazioni, sono spariti tutti. Dopo il can can mediatico i cani ucraini sono stati dimenticati e sono tornati a morire in silenzio.

Intanto, nei canili ucraini, continua la soppressione dei randagi dopo appena tre giorni di permanenza. E’ evidente che si tratta di una situazione che non merita assolutamente l’oblio della coscienza animalista mondiale.

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