Il Papa ai mafiosi: “Convertitevi o per voi l’inferno”

Bergoglio, nella veglia promossa da Libera per ricordare le vittime delle mafie, ha ripreso il monito ai mafiosi lanciato vent'anni fa da Giovanni Paolo II.

di Luca Fiorucci 22 marzo 2014 12:45
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Si è svolta nella serata di ieri, nella chiesa di San Gregorio VII a Roma, la veglia di preghiera promossa dall’associazione Libera in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si tiene oggi, 22 marzo a Latina. Era presente anche papa Francesco, che, commosso, ha affermato, riprendendo il monito fatto vent’anni fa da Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi: “Non posso finire senza dire una parola ai protagonisti assenti, gli uomini e le donne mafiose: per favore convertitevi, fermatevi di fare il male. Ve lo chiedo in ginocchio. Convertitevi, c’è ancora tempo per non finire all’inferno. E’ quello che vi aspetta se non finite di fare il male”.

Bergoglio è arrivato alla chiesa di San Gregorio VII a bordo della Ford Focus, e, appena sceso, ha abbracciato calorosamente don Ciotti, il presidente della Fondazione Libera, ha salutato alcuni fedeli e poi è entrato in chiesa tenendosi mano nella mano con don Ciotti. Quest’ultimo ha iniziato il suo discorso durante la veglia con i familiari delle vittime di mafia dicendo: “Pensavamo di incontrare un padre, abbiamo trovato un fratello, fratello Francesco. Il presidente di Libera ha però poi ricordato che a volte la Chiesa ha sottovalutato il problema della mafia e della criminalità organizzata, ma, ha aggiunto, “per fortuna c’è stata anche tanta luce: il grido profetico di Giovanni Paolo II nella valle dei Templi e l’invito di Benedetto XVI a Palermo, quando ci ha chiesto: non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte. Ma non basta”.

Già dal pomeriggio si era radunata davanti alla chiesa una folla di fedeli, fra cui oltre 900 familiari delle vittime, in rappresentanza delle oltre 15 mila persone che hanno perso un parente per mano della criminalità organizzata. Per loro ha parlato Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, l’imprenditore ucciso dalla ‘ndrangheta a Locri il 20 marzo 1989: “Ci guardi, Santo Padre. Guardi ognuno di noi, legga nei nostri occhi il dolore della perdita di un padre, di una madre, di un figlio, di una sorella, di una moglie, di un marito. Guardi nel nostro volto i segni della loro assenza, ma anche del loro coraggio, del loro orgoglio, della nostra voglia di vivere” ha affermato.

Erano presenti anche i parenti di don Pino Puglisi e di don Giuseppe Diana e Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Prima della benedizione finale, don Ciotti ha consegnato al Pontefice la stola appartenuta a don Giuseppe Diana, il prete ucciso dalla camorra a Casal di Principe, di cui tre giorni fa è ricorso il ventesimo anniversario della morte. Il Papa l’ha indossata e poi ha impartito la benedizione a tutti i presenti.

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