La Cgil in piazza: “Siamo un milione. Pronti a sciopero generale”

La leader del sindacato ha attaccato il premier sul "Jobs Act". Alla manifestazione anche esponenti del Pd come Cuperlo, Civati, Fassina, Bindi ed Epifani.

di Luca Fiorucci 26 ottobre 2014 10:55
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Hanno partecipato circa un milione di persone, secondo gli organizzatori, alla manifestazione indetta dalla Cgil contro il Jobs Act e le politiche economiche del governo, che si è svolta sabato a Roma, con due cortei partiti da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani, a Ostiense, e confluiti poi a piazza San Giovanni. In piazza lavoratori, studenti e pensionati, con striscioni che parlano di mobilità, cassa integrazione e precariato e slogan contro il premier Matteo Renzi. La leader della Cgil Susanna Camusso ha lanciato un avvertimento al presidente del Consiglio: Siamo pronti ad andare avanti con la protesta per cambiare la politica del governo, anche con lo sciopero generale“.

La Camusso è intervenuta sul palco dopo le testimonianze di tredici lavoratori, il flash mob di un alcuni giovani e il “Nessun dorma” cantato dall’Opera di Roma, ed ha attaccato direttamente Renzi che “ha usato toni non rispettosi di questa piazza“, e lanciato una stoccata anche al finanziere Davide Serra, ospite alla “Leopolda“, “che si permette di dire che bisogna intervenire sul diritto di sciopero… “. La leader sindacale ha quindi ammonito: “Si sappia alla Leopolda e a Palazzo Chigi che non deleghiamo a nessuno le politiche del lavoro“. Per la Camusso, inoltre, nessuno può dire in buona fede che licenziando le persone si crea occupazione. Evidentemente per Renzi l’articolo 18 è un’ossessione”, ma, ha aggiunto, quella del premier “è un’idea regressiva. Non si esce dalla crisi punendo il lavoro“. Secondo la segretaria della Cgil, invece, per rilanciare l’economia “si può e si deve fare una tassa sulle grandi ricchezze” ispirata da “principi di giustizia sociale“.

In piazza anche il segretario della Fiom Maurizio Landini, per il quale la manifestazione è “bella, enorme, e dimostra che sulle questioni sociali, economiche e del lavoro il governo non ha il consenso del Paese e delle persone che per vivere devono lavorare o stanno cercando di lavorare“. Erano presenti al corteo, dietro allo striscione dei poligrafici dell’Unità, anche alcuni esponenti del Pd, come Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Stefano Fassina, Guglielmo Epifani e Rosy Bindi. Cuperlo si è augurato che “in Parlamento ci siano le condizioni e la volontà per migliorare la delega sul lavoro“. Civati ha affermato: “Il lavoro è sotto attacco da tanti anni ma questa volta è sotto attacco da parte del Pd. Siamo in piazza contro politiche sbagliate, non contro il governo“.

Fassina, invece, ha annunciato che, se non si apporteranno serie modifiche alla legge delega sul lavoro, “il mio voto non ci sarà“. In piazza anche il leader di Sel Nichi Vendola, che ha spiegato che il suo partito aderisce alla manifestazione per ricostruire un’alleanza di sinistra “con il mondo del lavoro che oggi è umiliato e privato dei diritti fondamentali“. Intanto, a Firenze, Renzi e parte del governo partecipavano alla kermesse della Leopolda, e il premier, a proposito della manifestazione della Cgil, ha parlato di “una piazza bella, importante“, ma poi ha aggiunto: “Ci confronteremo, ma poi andremo avanti, non è possibile che una piazza blocchi paese”.

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