Amanda Todd, Anonymous scopre il nome dello stalker

Due attivisti denunciano l'uomo che ha spinto la 15enne al suicidio pubblicando nome, cognome e indirizzo. La polizia ora teme per l'incolumità del cyberbullo.

di Stefania Calabrese 17 ottobre 2012 1:45

Il collettivo di hacker Anonymous ha scoperto e reso nota l’identità dello stalker che con le sue continue vessazioni ha costretto al suicidio Amanda Todd, una ragazzina canadese di 15 anni. Per una sorta di contrappasso, l’uomo che perseguitava Amanda pubblicando online le foto a seno nudo che aveva carpito alla ragazza allora dodicenne, oggi si ritrova vittima a sua volta del potere della rete. Anonymous lo ha infatti individuato e ne ha divulgato le generalità, l’indirizzo e perfino le immagini e l’indirizzo della sua abitazione, rintracciabile grazie a Google Street View.

 
L’organizzazione di hacker ha inoltre pubblicato le informazioni relative al profilo Facebook mediante il quale l’uomo, un trentaduenne di Vancouver frequentatore abituale di siti pedopornografici, adescava le proprie vittime.
Lo stalker, oltre alle foto ottenute convincendo la dodicenne a spogliarsi, disponeva anche di alcune foto private di Amanda, che aveva pubblicato su Pastebin.

 
Anonymous ha provveduto ad avvisare la polizia di Vancouver, che sta attualmente indagando sulle attività del cyber-bullo, che potrebbe venire incriminato grazie all’intervento degli hacker. Questi hanno sottolineato che, nonostante i rapporti con la polizia non siano idilliaci, la lotta alla pedofilia ha la precedenza.

“E’ un abominio della nostra società e sarà punito”, hanno dichiarato infatti gli hacktivisti in un video postato su Youtube. Riguardo poi la possibilità che si tratti della persona sbagliata, spiegano: “Nella peggiore delle ipotesi è l’uomo che ha fatto questo ad Amanda Todd. In ogni caso è comunque un altro pedofilo che sfrutta i bambini”.

Il cyber-bullo della British Columbia, dopo essersi conquistato la fiducia di Amanda e aver stretto una relazione virtuale con lei, ha preso a perseguitarla pubblicando le sue foto private mediante social network con i quali aveva contattato molti suoi conoscenti al solo scopo di umiliarla, spingendola al suicidio; ma secondo le indagini di Anonymous, le sue attività non erano circoscritte ad Amanda: la username del trentaduenne è stata rintracciata su alcuni siti frequentati da ragazzine, cui l’uomo distribuiva consigli. Un dettaglio allarmante se si pensa che Amanda potrebbe non essere stata la sua unica vittima.

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