Diritti tv, “Berlusconi decideva su Mediaset anche da premier”

Depositate le motivazioni della sentenza d'appello del processo Mediaset: si parla di "un sistema portato avanti per molti anni" dal Cavaliere.

di Luca Fiorucci 24 maggio 2013 6:52

Sono state depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo Mediaset nella quale Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione e cinque di interdizione dei pubblici uffici. In esse, si parla di “un sistema portato avanti per molti anni” da Berlusconi e “proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti. E condotto in posizione di assoluto vertice“. Sarebbe stato proprio il Cavaliere, infatti, a “creare e ideare” il sistema dei fondi neri e a gestire “l’enorme evasione fiscale realizzata con le società offshore“. Per i giudici, la gestione dei diritti televisivi e cinematografici faceva quindi capo all’ex premier: “Era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera”.

Berlusconi sarebbe stato quindi il “reale beneficiario delle catene” dei diritti televisivi, cioè di un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe portato a gonfiare i costi della compravendita di tali diritti. Secondo i magistrati, “vi è la prova, orale e documentale, che Silvio Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale dell’enorme evasione fiscale realizzata con le società off-shore”, e il sistema di tali società sarebbe stato creato “per il duplice fine di realizzare un‘imponente evasione fiscale e di consentire la fuoriuscita di denaro dal patrimonio di Fininvest e Mediaset a beneficio di Berlusconi“.

Ieri, inoltre, la Cassazione, che lo scorso 6 maggio aveva bocciato la richiesta dell’ex premier di trasferire i processi sul caso Ruby e sui diritti Mediaset da Milano a Brescia, ha spiegato che non è ” incongrua la considerazione” che tale richiesta “piuttosto che da reali e profonde ragioni di giustizia, sia stata ispirata da strumentali esigenze latamente dilatorie“. Berlusconi aveva sostenuto l’esistenza di “contesti persecutori o complottistici dei giudici milanesi, ma questa, per la Cassazione, è “un’accusa infamante, fondata su mere illazioni”, su “timori o sospetti personali… non espressi da fatti oggettivi“. I pubblici ministeri, che nel caso del processo Ruby il Cavaliere aveva definito “aggressivi”, per i giudici della Suprema Corte “fanno il loro mestiere, e certo non può addursi a motivo di temibili intenti persecutori che si adoperino… con tenacia e determinazione anche polemica e decisa ma mai esorbitante dalla normale dialettica processuale“.

Berlusconi, in una nota, ha commentato la sentenza sui diritti Mediaset, parlando di motivazioni “davvero surreali“, e aggiungendo: Mai ho avuto conti all’estero come risulta indiscutibilmente dagli atti. Mai neppure un centesimo delle asserite violazioni fiscali mi è pervenuto così come parimenti risulta dagli atti“. Gli avvocati dell’ex premier Ghedini e Longo hanno preannunciato ricorso, parlando di argomentazioni “del tutto erronee e sconnesse rispetto alla realtà fattuale e processuale“. Critiche alla sentenza anche dal Pdl, mentre il Pd difende “l’autonomia della magistratura“, ma entrambi gli schieramenti hanno assicurato che le vicende giudiziarie di Berlusconi non avranno effetti sulla stabilità del governo.

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