La Cassazione conferma due anni di interdizione per Berlusconi

La Suprema Corte ha confermato la pena accessoria del processo Mediaset. Ora il Cavaliere non può candidarsi alle prossime elezioni europee, come voleva fare.

di Luca Fiorucci 19 marzo 2014 9:49
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La Corte di Cassazione ha confermato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni per Silvio Berlusconi a cui era stato condannato nel processo Mediaset. I giudici, presieduti da Claudia Squassoni, hanno infatti ritenuto “irrilevanti” le questioni di incostituzionalità delle norme tributarie sollevate dalla difesa dell’ex premier e hanno “rigettato” per il resto il ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano il 19 ottobre 2013, accogliendo quindi le richieste del procuratore generale della Cassazione Aldo Policastro, che aveva chiesto la conferma dei due anni di interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi, a cui questi era stato condannato lo scorso ottobre dalla Corte d’Appello di Milano dopo che ad agosto la stessa Cassazione aveva ordinato di ricalcolare tale pena.

Ora la pena è immediatamente esecutiva, e pertanto il Cavaliere non potrà candidarsi alle elezioni europee di maggio, come invece era intenzionato a fare. Il presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato Dario Stefàno ha spiegato: “L’ineleggibilità derivante dall’interdizione dai pubblici uffici non sostituisce l’incandidabilità, ma si aggiunge ad essa. Ciò significa che nei prossimi due anni egli non godrà del diritto di elettorato attivo e passivo“. Il 10 aprile, poi, il Tribunale di Sorveglianza di Milano dovrà discutere della richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali per Berlusconi, richiesta presentata dopo la condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset a quattro anni di reclusione, di cui tre coperti dall’indulto.

I legali dell’ex premier, Franco Coppi e Niccolò Ghedini, avevano chiesto invece alla corte di trasferire gli atti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo o alla Corte Costituzionale, o di far celebrare un altro processo d’appello. I due avvocati avevano citato in particolare una sentenza della corte di Strasburgo dello scorso 4 marzo, che aveva sancito una violazione dei diritti di Luigi Gabetti e Franzo Grande Stevens in quanto giudicati e puniti due volte per lo stesso reato nel processo Ifil-Exor. Secondo Coppi e Ghedini, quindi, anche per Berlusconi non si potrebbe applicare una doppia sanzione accessoria, la decadenza prevista dalla legge Severino e l’interdizione stabilita dalla legge speciale in materia tributaria.

Niccolò Ghedini ha commentato: “Prendiamo atto con grande amarezza della decisione della Cassazione: avremmo ritenuto quantomeno necessario un approfondimento presso la Corte Europea di Strasburgo”. Diverse le reazioni politiche alla sentenza. Per Daniela Santanchè, di Forza Italia, “Questa sentenza era già scritta. Mi stupisco dello stupore, perchè sconfessarla avrebbe significato sconfessare vent’anni di accanimento giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi: un’altra prova che in questo Paese c’è qualcuno che non vuole emerga la verità”. Per Maria Stella Gelmini, sempre di Forza Italia, si tratta di una sentenza “abnorme e ingiusta”, mentre Fabrizio Cicchitto, del Nuovo Centrodestra, ha espresso “piena solidarietà a Berlusconi”.

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