Townshend: iTunes è un vampiro digitale

Il capo della rock band britannica degli "Who" ha fatto una bella strigliata al web, alla pirateria e ad iTunes. Secondo lui inibiscono la carriera dei cantanti e rubano loro la creatività.

di Vincenzo Avagnale 3 Novembre 2011 11:00

Il leader degli Who si è scagliato contro le nuove piattaforme di distribuzione online ed in particolar modo contro quella della Apple, ce a suo dire non aiuterebbe gli artisti, ma semplicemente li spreme come farebbe con un suo nuovo software e poi li butta via. L’ha definito: “un vampiro dell’era digitale, che succhia il sangue creativo degli artisti senza offrire adeguate trasfusioni economiche. Una creatura software che non lascia scampo alle leve più giovani, lasciate in pasto alla pirateria senza la guida di una solida etichetta discografica.”

Così almeno la pensa il sessantaseienne Pete Townshend, il leggendario capo della band inglese “the Who“. Un pensiero che mette sotto accusa internet in generale, che ha “distrutto il copyright così come lo conoscevano gli artisti come me”. Il nemico numero uno sarebbe quindi la piattaforma di distribuzione iTunes, messa sul banco degli imputati sulla radio BBC 6 Music, dove Townshend è andato per fare un omaggio particolare a John Peel, un famoso DJ ed esperto di musica morto nel 2004. I distributori come iTunes sono infatti costruiti solo per gestire fasi di distribuzione e pagamento, che al di la dell’eccezionalità del software, che anche Townshend ha definito “mirabile” non riuscirebbero a guidare un artista nella sua carriera.

Poi il chitarrista britannico si scaglia contro la pirateria, che uccide ancora di più la creatività e favorisce i mediocri promossi solo a suon di marketing piuttosto che con le belle canzoni: “se qualcuno pretende che qualcosa che io ho creato debba essere a disposizione gratis… ebbene, mi chiedo davvero cosa sia rimasto della moralità umana, della giustizia sociale”. Il chitarrista ha quindi invitato tutti i condivisori a rubare la bicicletta del figlio parcheggiata davanti casa, perché sarebbe la stessa cosa che diffondere brani rubati a chi li ha legittimamente prodotti e venduti. Un po’ come fanno nelle pubblicità progresso: “ruberesti una borsa, ruberesti una macchiana(..)”, ma in maniera un po’ più veemente e, diciamolo, interessata.
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