Internet, in arrivo la norma “bavaglio”. Scatta la rivolta contro la censura del web

Un emendamento a firma del leghista Fava alla Legge Comunitaria in discussione alla Camera, imporrebbe ai fornitori di servizi internet di rimuovere dalla rete contenuti illeciti. Proteste dai paladini difesori della libertà del web che considerano la norma un'inaccettabile forma di censura del web.

di Simona Vitale 24 Gennaio 2012 11:19

Nel corso delle ultime ore sta progressivamente salendo la rabbia dei paladini a difesa della libertà della rete, a causa di un emendamento alla Legge Comunitaria in discussione in questi giorni alla Camera. L’emendamento, recante la firma del leghista Gianni Fava, impone ai fornitori di servizi internet di rimuovere dalla rete contenuti illeciti. Sandro Gozi e Silvia Velo, considerando ciò una forma inaccettabile di censura del web, hanno presentato un contro-emendamento volto a sopprimere l’idea di Fava.

“La norma della legge Comunitaria che impone ai fornitori di servizi Internet di rimuovere dalla rete contenuti ritenuti illeciti crea una serie di distorsioni contrarie all’intento originario del legislatore europeo e italiano. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo. Quella norma potrebbe avere gravi conseguenze in termini di libertà di espressione e di sviluppo del mercato digitale italiano. Il prestatore del servizio, agendo in qualità di mero intermediario non ha la capacità né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti” hanno riferito Gozi, capogruppo democratico in commissione Politiche dell’Unione europea e Velo, vicepresidente della Commissione Trasporti.

Altri emendamenti soppressivi giungono anche da Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, che intima “Giù le mani dalla rete”. Vincenzo Vita (Pd) e Beppe Giulietti (Idv) parlano invece di “bavaglio” da “allarme rosso”. Con questa norma, secondo i due parlamentari “si rende possibile a qualsiasi utente chiedere la chiusura di un hosting provider, senza nessun ruolo affidato all’Agcom o alla magistratura”.

“Se qualcuno pensa che, per contrastare la pirateria e gli atti illeciti compiuti in Rete, si debba ridurre la libertà di espressione degli utenti, limitare l’attività dei principali operatori del web e introdurre un’insensata inversione dell’onere della prova sulla liceità dei contenuti pubblicati, non ha capito molto di Internet, né di pirateria. E sicuramente non sa cos’è la libertà” ha dichiarato, invece, Flavia Perina.

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