Terremoto in Emilia, le parole di Clini

Le parole di Clini sulla mancata prevenzione. La Regione Emilia Romagna aveva legiferato a favore di semplificazioni alle normative antisismiche.

di Elena Arrisico 5 giugno 2012 11:15

Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, è stato ospite a “24 Mattino“, su Radio 24, dove ha parlato del costo dei danni provocati dal terribile terremoto in Emilia Romagna – dove la terra continua a tremare senza sosta – spiegando ciò che molti esperti dicono da tempo:

Un territorio fragile da almeno 50 anni, se non si fa prevenzione si rincorrono i danni. Le stime degli ultimi 20 anni parlano di costo medio per eventi climatici estremi di almeno 1,2 miliardi l’anno. Per i terremoti il costo medio varia tra l’1,8 e i 3,2 miliardi l’anno, a seconda degli effetti che si prendono in considerazione. Certo che la carta sismica non è aggiornata, è ovvio perché se abbiamo previsioni di eventi sismici medio-bassi in zone dove l’evento è significativo vuol dire che la mappa non è aggiornata, ma non è colpa di chi fa le mappe che si aggiornano sulla base degli eventi storici. La sicurezza nella costruzione degli edifici deve essere tarata sempre sul rischio più elevato, non su quello che dicono le mappe. Questo già avviene quando si costruisce una centrale termoelettrica, una raffineria o un ponte“.

Va ribadito, dunque, che il problema non è il terremoto in sé, ma il modo in cui si costruiscono le case, le aziende, le scuole, gli ospedali e tutti i luoghi in cui viviamo quotidianamente. I terremoti non sono una novità per il nostro pianeta, i giapponesi l’hanno imparato presto, perché noi no? Nonostante le ripetute tragedie, i morti ed i danni ingenti che ci colpiscono periodicamente, preferiamo curare a danno fatto, piuttosto che prevenire. Esattamente un anno fa, la Regione Emilia Romagna aveva, addirittura, legiferato a favore di semplificazioni alle normative antisismicheDelibera di Giunta 687/2011 – pensando che un terremoto non l’avrebbe mai colpita, basandosi semplicemente su dati storici e dimostrando, ancora una volta, che la prevenzione, purtroppo, non fa proprio parte del nostro DNA.

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