Renzi a “Porta a Porta”: Soldi a maggio o sono un buffone”

Il premier ha ribadito il suo impegno a dare mille euro all'anno in più in busta paga a ogni lavoratore, e ha assicurato che le risorse ci sono.

di Luca Fiorucci 14 marzo 2014 8:42
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Il premier Matteo Renzi è intervenuto nella serata di ieri alla trasmissione “Porta a Porta”, ribadendo innanzitutto il suo impegno a dare mille euro in più all’anno in busta paga a dieci milioni di lavoratori: Se il 27 maggio i soldi non arrivano vuol dire che Matteo Renzi è un buffone. E’ una piccola cosa, ma non si è mai fatta” ha affermato. Il premier ha poi escluso di voler ricorrere alla patrimoniale e ha quindi smentito l’ipotesi, avanzata dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli, di chiedere un contributo a chi percepisce una pensione di oltre 2500 euro: “L’idea che uno che guadagna 2-300 mila euro di pensione sia chiamato a dare un contributo forse c’è per Cottarelli, ma io la escludo”.

Renzi ha assicurato che comunque ci sono le risorse per il taglio dell’Irpef, risorse che arriveranno innanzitutto dalla spending review, che, ha spiegato, non sarà più affidata al ministero dell’Economia, ma a Palazzo Chigi, e che può portare 7 miliardi, Cottarelli prudenzialmente ha detto 3 miliardi perchè teme che non ci sia la volontà politica di fare tutti quei tagli…” Il premier intende inoltre ricavare altri 500 milioni di euro dagli stipendi dei manager pubblici,i cui contratti vorrebbe che fossero a tempo determinato, ed ottenere altre risorse con i tagli ai costi della politica, a cominciare dalla “chiusura” del Senato elettivo e dalla vendita delle auto blu.

Il calo dello spread dovrebbe portare ad un risparmio di circa due miliardi, mentre altri 2,5 miliardi proverrebbero dall’innalzamento delle rendite finanziarie, bot esclusi. Renzi ha poi detto di voler intervenire anche sull’Irap, ma, ha ammesso, “non ce la facciamo a produrre uno choc del genere”, ed ha assicurato che entro settembre si procederà allo sblocco dei debito della pubblica amministrazione. Il premier ha quindi replicato alla Bce, che ha ammonito l’Italia per la mancanza di progressi nel far scendere il deficit: “Senza voler fare polemiche, lo statement della Bce è del due marzo, questo vuol dire che stiamo parlando di un documento scritto dieci giorni fa” ha affermato, ribadendo che vorrebbe un’Europa “dei cittadini, dei popoli e delle speranze, non solo dei vincoli”, ma l’Italia deve rispettare l’impegno di mantenere i conti in ordine in primo luogo “perchè ce lo chiedono i nostri figli”.

Renzi ha infine rivendicato il risultato dell’“Italicum”: Se io non avessi messo fretta non avremmo approvato la legge elettorale neanche nel 2015 ha affermato, aggiungendo poi: “Se riusciamo entro il 25 maggio, come vogliamo, a fare la prima lettura della riforma del Senato e a chiuderla, dimostriamo che riusciamo a cambiare la politica”. Il conduttore Bruno Vespa ha infine “punzecchiato” il premier, dicendo che egli ricorda proprio il primo Berlusconi, quello del 2001, del patto con gli italiani…” Renzi ha però replicato a chi lo definisce il “figlioccio” del Cavaliere: “Non lo sono, ognuno ha il babbo che ha...”

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