Putin vince in Russia per la terza volta, ma aleggia l’ombra del broglio elettorale

Vladimir Putin vince le elezioni presidenziali in Russia per la terza volta consecutiva con una maggioranza di voti pari al 63,75. Non mancano i sospetti su possibili brogli elettorali. L'opposizione minaccia proteste.

di Simona Vitale 5 Marzo 2012 10:06

La sua vittoria era annunciata e certamente non desta scalpore. Parliamo di Vladimir Putin che diventa Presidente della Federazione russa per la terza volta consecutiva con il 63,75% dei voti espressi da circa 45, 1 milioni di persone. Sconfitto dunque il suo eterno rivale, il leader comunista Ghennadij Zjuganov, mentre terzo, con il 7,8% dei voti, è Mikhail Prokhorov, oligarca dei metalli e terzo uomo più ricco di Russia. Tuttavia, questo risultato schiacciante, che negli anni scorsi sarebbe stato accolto senza grossi sconvolgimenti, stavolta non va giù agli oppositori che danno appuntamento al Presidente già oggi pomeriggio in piazza.

Aleggia il sospetto di brogli elettorali. Poco dopo la comunicazione dei risultati Zyuganov era già in tv per annunciare che “le elezioni non sono state legittime” e che “Di questa illegalità soffre tutta la Russia, noi comunisti siamo pronti a combattere e alzeremo la pressione sia in strada sia in modo organizzativo”. I brogli elettorali certamente ci sono stati, la rete di osservatori presente in massa solo a Mosca e Pietroburgo ne ha indicati almeno 5 mila. Ieri alla stazione della metropolitana vicina all’aeroporto di Vnukovo i capibastone pagavano i voti 2 mila rubli. 5 mila maneggi sono sicuramente tantissimi, ma non abbastanza per mettere in dubbio la vittoria di Putin. Infatti, secondo il conteggio parallelo degli osservatori di Golos, Putin avrebbe vinto anche al netto dei brogli, sebbene con un risultato che dovrebbe essere ridimensionato al 50,28%. Putin è apparso, dopo la vittoria, commosso dinanzi a circa 100 mila persone riunitesi attorno al Cremlino, ma ha subito accusato i suoi oppositori di voler usurpare il potere e dividere il Paese.

A preoccupare Putin, però, più che i neo-bolscevichi, dovrebbero essere la cosiddetta opposizione informale: radical-sinistri, gente di Internet, i seguaci del blogger anticorruzione Navalny, i dissidenti del mondo del web che minacciano dura protesta. “Putin sta forzando le cose verso un punto di rottura. Ci ha dichiarato guerra. Di conseguenza, il dissenso contro di lui non farà che gonfiarsi” ha commentato il giornalista Serghej Parkomenko.

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