Trending

Previste ondate di caldo durante l’estate 2026: lo scenario aggiornato

Probabili ondate di caldo durante l’estate 2026. Le abbondanti piogge recenti che hanno colpito la Sardegna e non solo e che sembravano aver messo al sicuro le riserve idriche regionali per i prossimi due anni, potrebbero presto diventare un lontano ricordo. Il panorama climatico globale si prepara infatti a una nuova fase critica: l’esaurimento del ciclo debole di La Niña e il probabile ritorno di El Niño, un fenomeno naturale periodico capace di alterare drasticamente le temperature e i regimi precipitativi in tutto il mondo.

Gli scenari sulle ondate di caldo durante l’estate 2026

Si prospetta infatti un vero e proprio biennio di fuoco. Il recente passato funge da severo monito. Il biennio 2023-2024 è stato segnato da anomalie termiche senza precedenti, con medie globali superiori di 1,5°C – 2,5°C rispetto al periodo 1991-2020.

In Sardegna, questa crisi si è manifestata con un’estate rovente: picchi di 45°C nelle zone interne e un’altissima frequenza di “notti tropicali”, durante le quali la colonnina di mercurio non è mai scesa sotto i 20°C, rendendo il riposo impossibile a causa dell’afa persistente. Ebbene i prossimi due anni non sembrano essere diversi. Tutto per colpa proprio di questo fenomeno chiamato El Niño.

Quest’ultimo è parte del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation). In condizioni normali, gli alisei spingono le acque calde verso l’Indonesia; durante El Niño, questi venti si indeboliscono, permettendo al calore di espandersi verso il Pacifico centrale e orientale. Questa enorme massa d’acqua calda rilascia energia nell’atmosfera, influenzando il clima a livello globale.

Secondo la NOAA e il centro Copernicus, esiste una probabilità del 50-60% che il fenomeno si attivi tra luglio e settembre. Carlo Buontempo, direttore di Copernicus, avverte che il 2026 potrebbe infrangere ogni record precedente. Anche in assenza di un forte El Niño, la costante crescita delle temperature medie dovuta al riscaldamento globale antropico potrebbe bastare a rendere l’anno in corso il più caldo della storia. La comunità scientifica osserva con preoccupazione la rapidità di questi mutamenti.

Esperti come Tido Semmler sottolineano tuttavia un aspetto temporale: poiché l’atmosfera impiega tempo a reagire al riscaldamento oceanico, se El Niño si consolidasse solo nella seconda metà del 2026, gli effetti più devastanti potrebbero manifestarsi pienamente nel 2027.

Resta il fascino etimologico di un fenomeno scoperto dai pescatori peruviani dell’Ottocento, che chiamarono quel riscaldamento natalizio delle acque “El Niño” in onore del Bambin Gesù. Oggi, quel nome non evoca più solo una curiosità stagionale, ma una sfida climatica che mette a nudo la fragilità dei nostri ecosistemi e delle nostre risorse idriche.

Lascia un commento