Pisanu: “Stato-mafia, non fu una trattativa ma una tacita intesa”

Per il presidente della Commissione Antimafia, furono i carabinieri dei Ros e Vito Ciancimino ad avviare una trattativa, ma "lo Stato non ha interloquito".

di Luca Fiorucci 10 Gennaio 2013 0:32

Il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu ha illustrato le conclusioni dell’inchiesta della Commissione sulle stragi di mafia del 92-93 e sulla presunta “trattativa” fra lo Stato e la mafia, e ha spiegato che, in realtà, fu più che altro “una tacita e parziale intesa tra le parti in conflitto“. Pisanu ha aggiunto: “Possiamo dire che ci fu almeno una trattativa tra uomini dello Stato privi di un mandato politico e uomini di Cosa Nostra divisi tra loro e quindi privi anche loro di un mandato univoco e sovrano“. Da una parte, quindi, vi erano i carabinieri dei Ros che volevano la fine delle stragi, dall’altra i mafiosi che volevano continuarle fino a piegare lo Stato.

Furono quindi i carabinieri dei Ros e l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, sempre secondo Pisanu, a cercare di avviare la trattativa, mentre da una parte la mafia “li ha incoraggiati senza abbandonare la linea stragista“, dall’altra lo Stato “nei suoi organi decisionali non ha interloquito ed ha risposto energicamente all’offensiva terroristico-criminale”. Pisanu si chiede poi fino a che punto la mafia volesse piegare lo Stato, se l’obiettivo fosse il ridimensionamento del 41 bis, o quanto contenuto nel “papello” consegnato a Ciancimino, o se “il suo reale obiettivo non fosse altro: e cioè il ripristino di quel regime di connivenza tra mafia e Stato che si era interrotto negli anni ottanta, dando luogo ad una controffensiva della magistratura, delle forze dell’ordine e della società civile che non aveva precedenti nella storia”.

Per le stragi, prosegue il senatore, la mafia “di certo non prese ordini da nessuno“, ma “quando le è convenuto, non ha esitato a collaborare con altre entità criminali, economiche, politiche, sociali“. Cosa Nostra avrebbe quindi preso parte ad una “strategia della tensione” messa in atto con le stragi del ’92-93. Con le stragi, però, iniziò anche il declino della mafia. I vertici istituzionali del tempo, il presidente della Repubblica Scalfaro e i presidenti del Consiglio Amato e Ciampi, dicono di non aver neanche sentito parlare di trattativa, e per Pisanu “non possiamo mettere in dubbio la loro parola“. Rimarrebbe però “il sospetto che, dopo l’uccisione dell’onorevole Lima, uomini politici siciliani, minacciati di morte, si siano attivati per indurre Cosa Nostra a desistere dai suoi propositi in cambio di concessioni da parte dello Stato.

Il senatore cita in proposito gli ex ministri Mannino e Mancino, aggiungendo però che le loro posizioni “sono ancora tutte da definire in sede giudiziaria”. Il presidente della Commissione Antimafia parla inoltre della strage di Capaci, affermando che fu necessaria “una speciale competenza tecnica” e si chiede se la mafia ebbe “consulenze tecnologiche dall’esterno“. Pisanu rivela inoltre che sulla scena di quella strage comparvero “figure sconosciute“, e si chiede: “da dove venivano?” Riguardo invece alla strage di via D’Amelio, il senatore si chiede chi organizzò il depistaggio delle indagini emerso di recente e perchè furono fatti cadere alcuni sospetti che emersero fin da subito. Pisanu conclude quindi affermando: “Noi conosciamo le ragioni e le rivendicazioni che spinsero cosa nostra a progettare e ad eseguire le stragi, ma è logico dubitare che agì e pensò da sola”.

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