Il Papa a Lampedusa tra i migranti: “Siamo tutti responsabili”

Papa Francesco ha visitato l'isola ricordando "gli immigrati morti in mare", e nell'omelia si è chiesto: "Chi è il responsabile di questo sangue?"

di Luca Fiorucci 9 Luglio 2013 8:21

Papa Francesco è arrivato ieri a Lampedusa per il primo viaggio apostolico del suo pontificato, spinto, ha spiegato, dalla notizia “degli immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”, per “risvegliare le nostre coscienze perchè ciò che è accaduto non si ripeta“, come ha detto durante la messa. E proprio durante la messa al campo sportivo dell’isola, davanti a 10 mila persone che lo attendevano con entusiasmo, ha pronunciato una dura omelia per denunciare l’indifferenza verso il dramma dei migranti, soprattutto di quelli morti in mare, circa 25 mila, si calcola, negli ultimi 20 anni nei viaggi della speranza dall’Africa all’Europa: “Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno. Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io“.

Il Pontefice ha poi aggiunto: “La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi alla globalizzazione dell’indifferenza”. Di qui la preghiera: “Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi e in coloro che con l’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo“. A Punta Favarolo, Papa Francesco ha salutato e stretto la mano ad un gruppo di una cinquantina di migranti, quasi tutti giovanissimi, e ha scambiato alcune parole con loro.

Si è rivolto agli immigrati musulmani con l’espressione dialettale lampedusana “o’ scià” (o fiato)  e ha detto loro : “La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie“. Per spostarsi sull’isola, ha adoperato una semplice Fiat Campagnola scoperta, messa a disposizione da un isolano, dalla quale ha stretto le mani dei fedeli e baciato i bambini. Dalla motovedetta della Guardia Costiera, ha invece gettato in mare, davanti al porto di Lampedusa, una corona di fiori in ricordo dei migranti morti in mare, e si è poi raccolto per alcuni minuti in preghiera.

Il Pontefice ha inoltre rivolto un ringraziamento ai lampedusani, dicendo: “Voglio ringraziarvi per l’esempio di amore e di carità, per l’esempio di accoglienza che ci avete dato, che ci state dando e ancora ci date”. Alla visita del Papa non erano presenti autorità e rappresentanti del Governo, ma solo l’arcivescovo di Agrigento Franco Montenegro e il sindaco di Lampedusa Giuseppina Nicolini, che il giorno prima della visita aveva commentato: “L’arrivo di Papa Francesco squarcerà il silenzio che ha coperto le morti di migliaia di migranti e la grande ingiustizia che si consuma a Lampedusa“.

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