Omicidio di Fermo, una scritta lega l’episodio alla Strage di Dallas

La scritta fatta sul luogo della colluttazione tra Emmanuel Chidi Namdi ed Andrea Mancini collega idealmente la morte del rifugiato politico alla strage di Dallas.

di antoniorug 10 Luglio 2016 16:12

Questa mattina sul luogo dove è avvenuta la colluttazione che ha portato alla morte di Emmanuel Chidi Namdi è stata scritta con un gessetto la frase Black lives matter, un gesto che idealmente collega questo episodio di razzismo alla vergognosa Strage di Dallas costata la vita a diversi poliziotti.

Questa mattina nel corso dell’Angelus, anche Papa Francesco ha voluto commentare con queste parole il terribile episodio avvenuto a Fermo:Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia. Il Signore potrà dirci: ma tu, ti ricordi quella volta sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo trovato mezzo morto ero io. Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare ero io. Quei nonni soli, abbandonati nelle case di riposo, ero io. Quell’ammalato solo in ospedale, che nessuno va a trovare, ero io“.

Nel frattempo, a Fermo, è prevista per le 18 la celebrazione dei funerali di Emmanuel Chidi Namdi ed il manifesto funebre affisso alla porta della camera mortuaria riporta le seguenti parole: “Era venuto per vivere in pace, ha trovato la morte. Che dal cielo ci liberi dalle cattiverie umane. Lo ricordano con infinito amore la moglie Chinyere, gli amici del seminario, la Fondazione Caritas in veritate, le Piccole Sorelle Jesu Caritas, la comunità di Capodarco e quanti gli hanno voluto bene“. A celebrare la funzione l’arcivescovo di Fermo monsignor Luigi Conti e don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate, che ha accolto i due migranti all’arrivo in Italia. Saranno presenti la presidente della Camera Laura Boldrini per testimoniare la vicinanza dell’Italia alla vedova di Emmanuel ed ai profughi ospiti del seminario vescovile, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, l’ex ministro Cecile Kyenge, il vicepresidente del Parlamento Europeo David Sassoli, una delegazione dei parlamentari di Sinistra Italiana e le autorità regionali e locali.

Nel frattempo, prosegue l’indagine a carico di Mancini, che cerca di difendersi, ma non nega di aver insultato i nigeriani e di aver colpito l’uomo: “Sì, li ho insultati perché erano di colore, ma pensavo stessero rubando una macchina. Sono fascista? Non sono politicizzato, sono un po’ di destra, un po’ di sinistra, ma i fascisti hanno fatto delle cose buone come le bonifiche. Non volevo ammazzarlo, ma è lui, con l’amico e la moglie che è venuto contro di me. Io ho solo reagito“. Fin qui la versione di Mancini è simile a quella rilasciata dalla vedova di Emmanuel Chidi Namdi, ma in seguito Mancini afferma che tra l’insulto e l’aggressione siano passati circa cinque minuti e durante questo intervallo di tempo sarebbero stati tre i nigeriani a partecipare alla colluttazione, uno dei quali con un segnale stradale in mano e quando l’amico di Mancini gli intimava di lasciar perdere, l’uomo raggiungeva Emmanuel con un pugno al volto, che avrebbe causato la caduta della vittima ed il fatale impatto col marciapiede. L’avvocato difensore di Mancini, Francesco De Minicis, ha fatto sapere che è prevista per domani, alla scadenza dei termini, l’udienza di convalida del fermo per l’uomo, che in seguito alla ricostruzione dei fatti è stato accusato di omicidio preterintenzionale.

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