Monti rimprovera: “Meno attenzione alla leadership, più ai contenuti”

Edito il libro "Le parole e i fatti", di Mario Monti. Alcuni stralci: "Sono pedagogico"; "Non mi sento solo, ho più consenso dei partiti"; "Basta battute".

di Stefania Calabrese 12 novembre 2012 0:56
Il premier italiano, Mario Monti

“Credo che sarebbe bene prestare meno attenzione a leadership ed organigrammi e più ai contenuti“, ha dichiarato il premier Mario Monti nel corso di una telefonata dedicata all’iniziativa ‘La società civile si incontra e propone’ promossa dal centro studi Economia Reale, in riferimento alle esternazioni e al comportamento dei politici in vista delle prossime elezioni. Monti ha anche auspicato che colui che gli “succederà” segua la strada del rigore, della crescita e dell’equità sociale tracciata dal suo governo.

“Ho fatto una scoperta positiva da questa esperienza dura per chi governa e durissima per chi è stato governato: non è impossibile cercare di dire la verità agli italiani e che è possibile che la capiscano”, è questa la convinzione del Presidente del Consiglio, espressa durante l’evento dedicato alla società a civile.

Gli italiani vogliono la verità, eludere i problemi è sbagliato, questo il messaggio. Di qui forse la decisione da parte di Monti di mettersi a nudo in una lunga intervista con Federico Fubini, che fa da prefazione al libro “Le parole e i fatti”, che raccoglie i suoi interventi più significativi, per lo più editoriali pubblicati dal Corriere della Sera.

“Nessuno mi ha scelto, ma devo convincere tutti”, dice il premier. E ancora: “Non credo possa considerarsi solo uno che, per quello che possono valere i sondaggi, sembra avere un consenso superiore a quello di cui godono i partiti che lo sostengono in Parlamento. E quando incontro persone per la strada, mi sento dire quasi sempre: ‘Vada avanti!'”.

Sono stralci dell’intervista pubblicati dal Corriere, in cui Monti spiega la difficoltà di guidare un governo non eletto dal popolo, ma invocato dall’alto.

“La pedagogia è naturale in un professore, è l’unica arma che ho”, sottolinea. “E ho un obbligo di spiegare maggiore di altri. In questo contano le ragioni soggettive: nessuno mi ha scelto, ma devo dire agli italiani che se sono qui è per far fare loro cose che non volevano fare e che tutti quelli che sono venuti prima hanno sostenuto si potessero evitare. In più sono questioni complicate, quindi cerco di spiegarle”.

C’è poi la difficoltà di adottare un registro diverso rispetto a quello accademico, poiché una semplice battuta, detta da un personaggio politico assume tutt’altro rilievo, come accaduto per il commento scherzoso sulla noiosità del posto fisso, al centro di grandi polemiche.

“Uno degli aspetti che mi sono imposto di cambiare – racconta il professore – in parte riuscendoci, è che io ero abituato a parlare davanti a un pubblico più limitato e spesso anglosassone, dove la battuta e l’ironia sono elementi essenziali. Ma è molto rischioso: perché è vero che il posto fisso è monotono, però sicuramente dirlo in quel modo è stato per me un bell’infortunio. Quindi adesso cerco di non fare più battute, che pure all’inizio mi avevano aiutato a comunicare”.

Nel complesso tuttavia, Monti si sente promosso: nei sondaggi riscuote attualmente maggior successo dei leader dei partiti politici.

4 condivisioni e commenti
Condividi e commenta!

Commenti