Migranti, la Ue stanza 700 milioni per i Paesi balcanici

Bruxelles stanzierà un fondo che andrà soprattutto alla Grecia. A Calais ripreso lo sgombero della tendopoli, mentre tra Grecia e Macedonia sono ancora accampati diecimila profughi.

di Luca Fiorucci 2 marzo 2016 5:34
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La Commissione Europea dovrebbe approvare mercoledì un Regolamento per misure di sostegno finanziario d’emergenzaper operazioni di soccorso umanitario“, e che porterà allo stanziamento di 700 milioni di euro in tre anni che andranno “in particolare ai Paesi europei lungo la rotta dei Balcani occidentali per “affrontare i crescenti bisogni umanitari in Ue di fronte alla crisi di profughi e migranti”. Nel piano, che sarà firmato dal presidente Jean Claude-Juncker e dal responsabile agli aiuti umanitari Christos Stylianidis, la Grecia non è citata direttamente, ma probabilmente buona parte dei fondi andranno lì, anche perché si afferma esplicitamente di destinare gli aiuti a paesi che già si trovano in una situazione di grave crisi economica che potrebbe peggiorare per la questione dei migranti.

Solo una parte del denaro sarà versata direttamente al governo Tsipras per la realizzazione di programmi di assistenza, la maggior parte andrà all’Onu e alle altre Ong presenti in territorio ellenico. Nel documento, la Commissione evidenzia inoltre la necessità di una pianificazione legislativa che consenta di fronteggiare anche “disastri naturali e quelli creati dall’uomo” che abbiano anche un impatto umanitario. Intanto a Calais, in Francia, è ripreso lo sgombero della parte sud della tendopoli Giungla, che era stato interrotto in seguito agli scontri tra polizia, attivisti no-border e rifugiati: si sta cercando di spostare questi ultimi in container che si trovano in un’altra zona della Giungla, ma molti si rifiutano, temendo di essere così costretti a chiedere asilo in Francia e di non poter raggiungere la Gran Bretagna.

Il governo macedone ha invece inviato altri settecento uomini, un battaglione di fanteria e un reparto di polizia al confine con la Grecia, nei pressi di Idomeni, dove lunedì erano avvenuti scontri tra polizia e migranti, e dove vi sarebbero accampati diecimila profughi che aspettano di entrare in Macedonia per poter poi continuare il viaggio lungo la rotta balcanica. Fra essi, ha riferito il coordinatore Unicef Jesper Jensen, vi sarebbero anche migliaia di bambini, costretti a dormire all’aperto senza cibo né docce e che rischiano di finire vittime di abusi o di contrarre malattie. Il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas ha detto che le scene che stanno avvenendo al confine fra Grecia e Macedonia “ci preoccupano molto” e “dimostrano che la sola soluzione è quella europea”, mentre la Macedonia dovrebbe agire “in conformità con la legge internazionale”. 

Intanto, però, malgrado gli impegni di ricollocare 66.400 immigrati dalla Grecia, gli stati europei finora hanno annunciato 1539 accoglienze e solo 325 persone sono state realmente ricollocate, mentre, secondo Frontex, gli ingressi in Europa a gennaio e febbraio 2016 sono aumentati di trenta volte rispetto allo stesso periodo del 2015; l’Unhcr ha fatto sapere invece che nei primi due mesi del 2016 sono giunti attraverso il Mediterraneo 131724 rifugiati, di cui oltre il 90% in Grecia. Anche Vienna vorrebbe una soluzione europea, ma difende la sua decisione di porre un limite agli ingressi di 37500 richiedenti asilo all’anno, e il cancelliere austriaco Werner Faymann ha replicato polemicamente alle parole della Merkel, che domenica, in un talk show, aveva criticato la politica austriaca, e ha dichiarato: L’Austria non è la sala d’attesa della Germania” e questo non può essere il piano B” di Bruxelles, “chi è favorevole ai profughi, come i nostri vicini tedeschi, può prenderli direttamente dai centri di smistamento”

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