Maresciallo della Guardia di Finanza ed imprenditore accusati di corruzione

Sono diversi i reati che sarebbero stati commessi dall'anziano maresciallo della guardia di finanza per aiutare un amico imprenditore, ma in generale egli ha usato la sua posizione per favorirne gli affari.

di Vincenzo Avagnale 2 Dicembre 2011 12:02

Corruzione: un male incurabile della democrazia o una necessità di un imperativo morale per la nostra società che deve ancora essere recepito? Un dubbio che non trova risposta fin dai tempi dell’antica Grecia in cui l’Atene di Pericle ostracizzava i suoi migliori uomini ed osannava i suoi politici corrotti; tuttavia non è di storia o filosofia il fatto che oggi ha visto l’arresto di un maresciallo della guardia di finanza per corruzione, ma una pesante notizia di cronaca.

Chi controlla i controllori? Sembra che qualcuno lo faccia, altrimenti Pasquale Lisi, 59 anni, con una eccellente carriera fra i militari della guardia di finanza, non sarebbe mai stato indagato per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. Il gip di Brindisi ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, in quanto esisterebbe il rischio concreto che Lisi possa alterare le prove o fuggire.

Un provvedimento similare è stato messo in atto per il suo amico imprenditore Giovanni Faggiano, di 52 anni, già detenuto nell’ambito dell’indagine condotta dalla procura di Napoli sulla raccolta dei rifiuti, per cui l’uomo è indagato da ormai più di un anno. Il maresciallo della guardia di finanza avrebbe fornito importanti informazioni all’imprenditore sia per coprire le tracce dei reati attribuitigli, sia per eludere i controlli durante le indagini.

Sarebbe ancora da dimostrare un eventuale diretto coinvolgimento del maresciallo Lisi nel dirottamento e ritardo delle indagini, ipotesi che però al momento non sarebbe sorretta da alcun impianto probatorio. L’imprenditore oltre ad essersi occupato dello stoccaggio dei rifiuti, a quanto pare illegalmente, ha anche la gestione di una società di vigilanza molto conosciuta in Campania, che però sembrerebbe non essere coinvolta in queste indagini.

Un episodio molto grave, che dimostra come ancora una volta lo stato abbia gravi difficoltà dal rendersi immune a quegli agenti corruttori che ne intaccano le basi e che colpiscono anche il suo braccio armato per combattere tale corruzione. Fortunatamente però non sembrerebbero esserci altri complici all’interno della guardia di finanza.

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