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Lascia per 8 mesi il cadavere del figlio nella culla: giudicata colpevole di omicidio

Lascia per 8 mesi il cadavere del figlio nella culla: giudicata colpevole di omicidio

Kimberley Hainey, 37 anni, ha negato l’omicidio del suo bambino di 23 mesi e ha nascosto per mesi la sua morte alle autorità. La donna, un’eroinomane, ha sottoposto il suo bambino ad un catalogo impressionante di abbandoni, prima che questo morisse e lei lasciasse per mesi il suo cadavere nella culla. Adesso la tossicomane dovrà scontare il resto della sua vita in carcere, dopo essere stata condannata per l’omicidio del bambino. Kimberly ha spesso lasciato il figlio Declan, che all’epoca dei fatti in contestazione aveva 15 mesi, da solo, senza lavarlo, in pannolini sporchi, mentre lei usciva in giro con amici o trascorreva giornate intere a casa del suo fidanzato, incurante del bambino.

Dopo la morte del piccolo, come testimoniato anche in Tribunale, la donna ha continuato a chiedere benefici per il bambino alle autorità locali, mentendo ripetutamente per mesi agli amici, ai famigliari, ai servizi sanitari nel subdolo tentativo di far credere che il bambino fosse ancora in vita. Il piccolo Declan è stato visto per l’ultima volta in pubblico nell’agosto nel 2009, ma il suo cadavere è stato scoperto nel marzo del 2010 nel suo lettino nella sua casa di Paisley, in Scozia. I medici legali ritengono che il bambino fosse morto da almeno 8 mesi. Alla Suprema Corte di Glasgow Kimberly ha negato l’omicidio di Declan, facendo finta che il piccolo fosse vivo in modo da evitare le indagini della Polizia. Kimberly ha dichiarato, durante il processo, di essersi svegliata un giorno e di aver trovato Declan morto nella culla. “Sono stata bollata come una madre mostro. Non è vero. Non ho assassinato mio figlio. Non gli ho somministrato farmaci o droghe, non ho mai fatto nulla per danneggiarlo. Era la cosa più preziosa della mia vita”.

La donna è stata giudicata colpevole di omicidio dalla maggioranza dei membri della Corte Suprema di Glasgow senza mostrare alcun tipo di emozione alla lettura del verdetto. “Anche se non tutti i genitori con problemi di bevanda o droga sono un pericolo per i loro bambini, sappiamo che c’è un legame forte e noi siamo artefici di una campagna per l’aiuto ed un sostegno tempestivo a queste famiglie” ha dichiarato il giudice Woolman. Durante il processo sono emerse verità atroci: il bambino per giorni è stato abbandonato a sé stesso, senza cibo o acqua e, dopo la sua morte, Kimberly ha venduto i suoi vestiti e giocattoli, pur di comprare eroina. Il bimbo è stato ritrovato morto nel suo lettino, dal patrigno e dalla zia, dopo che la madre, per ovvi motivi, non ha potuto portarlo a fare le vaccinazioni mediche obbligatorie,  che avrebbero portato alla denuncia dei servizi sociali. Un addetto ha cercato più volte di fare visita al bambino, nonostante avesse da esaminare altri 320 casi, cercando di lanciare l’allarme. Sforzi poi vanificati dalle bugie della madre di Declan, che per mesi è riuscita a farla franca.

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