Isola di Pasqua: come avrebbero potuto camminare i giganti di pietra

Andiamo a vedere in che modo i celebri moai sarebbero stati spostati da un luogo all'altro dell'isola secondo le diverse teorie degli archeologi.

di Simona Vitale 24 giugno 2012 11:08

Per secoli, gli scienziati hanno cercato di risolvere il mistero di come le statue colossali di pietra dell‘isola di Pasqua fossero state spostate. Ora c’è una nuova teoria. I colossi che hanno viaggiato fino a 11 miglia (18 chilometri) sono provengono dalla cava dove la maggior parte di loro, senza il beneficio di ruote, gru, o anche animali di grossa taglia sono stati scolpiti. Gli scienziati hanno testato molte idee in passato, immaginando che gli isolani devono aver utilizzato una combinazione di rulli di registro, corde e slitte di legno. Ora un paio di archeologi hanno creato una nuova teoria: forse le statue, note come Moai, sarebbero state “progettate per muoversi”, grazie ad un montante capace di fare un movimento a dondolo, utilizzando mano d’opera unica e corda.

Terry Hunt della University of Hawaii e Carl Lipo della Beach California State University Long hanno lavorato a stretto contatto con l’archeologo Sergio Rapu, che è parte della popolazione del Sud del Pacifico dell’isola di indigeni Rapanui, per sviluppare la loro idea. Il gruppo ha osservato che i grossi ventri permettevano alle stature di essere facilmente inclinate e che la base a forma di lettera D del Moai avrebbe consentito di far dondolare le grosse statue consentendo loro di spostarsi.

L’anno scorso, in esperimenti finanziati dal consiglio della National Geographic Society, Hunt e Lipo hanno dimostrato che un minimo di 18 persone potrebbero, con tre corde forti e un po’ di pratica, facilmente e in tempi relativamente brevi, manovrare un moai di dieci piedi (tre metri) e cinque tonnellate di peso per alcune centinaia di metri .

In precedenti tentativi di risolvere il mistero, l’ingegnere ceco Pavel Pavel ha lavorato con l’avventuriero-esploratore norvegese Thor Heyerdahl e un team di 17 collaboratori per azionare un montante, di 13 piedi (4 metri) e nove tonnellate portando il moai in avanti con movimenti di torsione, ma mantenendo la statua in posizione eretta in ogni momento. Era il 1986. Ma la squadra di Pavel ha danneggiò la base del moai e pertanto si dovettero fermare.

Un anno più tardi un team di 25 persone guidato dallo statunitense Charles Amore eresse un modello di un 13 piedi (4 metri), nove tonnellate, in piedi su una slitta di legno e trasportato su rulli di registro, avanzando di 148 piedi (45 metri) in due minuti. Nel frattempo, per molti indigeni dell’Isola di Pasqua, discendenti dei coloni polinesiani, la risposta è semplice. “Sappiamo la verità”, dice Suri Tuki, 25 anni, guida turistica: “Le statue, semplicemente, camminano”.

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