Iraq, 100mila cristiani in fuga. Obama autorizza raid aerei

Centomila cristiani sono in fuga dal nord dell'Iraq per via dell'avanzata dei miliziani dello Stato islamico. Appello del Papa alla comunità internazionale.

di Luca Fiorucci 8 agosto 2014 11:26
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Sono centomila i cristiani in fuga dal nord dell’Iraq, dove continua l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico (Isis), che, secondo quanto riferito dal patriarca caldeo di Kirkuk Louis Sako, hanno anche “tolto le croci dalle chiese e bruciato antichi manoscritti“, e ora si rischia il genocidio. Monsignor Yousif Thoma, arcivescovo caldeo di Kirkuk e Sulaymaniyah, ha invece raccontato all’agenzia Misna che i miliziani dell‘Isis “saccheggiano, devastano, rubano nelle case, non risparmiano nemmeno le chiese“. I jihadisti hanno invaso almeno quattro villaggi cristiani nel nord dell‘Iraq, occupando Qaraquosh, la più grande città cristiana del Paese. I militanti islamici, secondo quanto riferito da monsignor Thoma, si sono mossi nella notte, dopo il ritiro dei peshmerga curdi che proteggevano la zona fino a pochi giorni fa.

In migliaia tra religiosi e civili sono in fuga verso il Kurdistan autonomo. Il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha raccontato all’agenzia vaticana Fides: I cristiani hanno dovuto abbandonare tutto, persino le scarpe, e scalzi sono stati instradati a forza verso l’area del Kurdistan. I jihadisti avrebbero conquistato anche la più grande diga dell’Iraq, nei pressi di Mosul, di importanza strategica perchè controlla la distribuzione dell’acqua in diversi territori del nord iracheno.  L’arcivescovo di Bagdad monsignor Saad Siroub ha denunciato che “tutto questo succede davanti al silenzio totale da parte del governo” dello sciita Nuri al Maliki che “osserva impotente. In realtà non c’è governo perchè finora nessuno è riuscito a formare un nuovo governo e quello vecchio non può prendere alcuna decisione”.

Preoccupato della situazione Papa Francesco, che ha rivolto un “appello alla comunità internazionale per porre fine al dramma umanitario in atto e perchè si adoperi a proteggere i minacciati dalla violenza e assicurare aiuti agli sfollati”. Il presidente statunitense Barack Obama, invece, nella serata di ieri, ha annunciato: “Oggi ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi, proteggere il personale americano e prevenire un potenziale genocidio. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà”. Obama ha però precisato: “Non permetteremo che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq“.

Il Pentagono ha invece smentito la notizia, diffusa da fonti curde e ripresa da alcuni organi d’informazione americani, secondo cui i bombardamenti sarebbero già iniziati. La Francia, invece, ha chiesto una convocazione d’urgenza del consiglio di sicurezza dell’Onu e ha ribadito la sua “disponibilità a dare sostegno alle “forze che in Iraq sono impegnate” nella lotta agli estremisti islamici. E in tarda serata si è riunito il consiglio di sicurezza dell’Onu, che in una dichiarazione approvata all’unanimità ha condannato le violenze dell’Isis e quella che è stata definita un’autentica “persecuzione” verso le minoranze religiose, e ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinchè sostenga il governo iracheno. Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon si è detto “profondamente sconvolto” per gli attacchi dei miliziani islamici.

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