L’Isis: “Ostaggio Usa uccisa in raid giordano”

Il Pentagono non ha confermato la morte della donna, Kayla Jean Mueller, mentre per il governo giordano è "un'altra trovata di pubbliche relazioni" dell'Isis.

di Luca Fiorucci 7 Febbraio 2015 7:25

Rita Katz, direttrice di “Site”, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web, ha riferito su twitter che l’Isis ha annunciato la morte della donna ostaggio americana, la cooperante Kayla Jean Mueller, in uno dei raid aerei lanciati dalla Giordania come rappresaglia per l’uccisione del pilota di caccia giordano, bruciato vivo dai jihadisti. Nell’annuncio dei miliziani, si spiegava: “Un aereo giordano ha colpito l’edificio dove si trovava nel governatorato di Raqqa“, e nel comunicato erano pubblicati anche i numeri di telefono della giovane ed altre informazioni personali. Per il Pentagono, al momento “non ci sono prove” che la Mueller sia morta, mentre per il governo giordano si tratta di “un’altra trovata di pubbliche relazioni” per spaccare la coalizione, e hanno accusato i jihadisti di fare propaganda.

Site” ha pubblicato alcune foto di un edificio, prima intatto poi in macerie, e anche la foto della cooperante. La donna, 26 anni, volontaria dell’OngSupport to Life“, era scomparsa ad agosto 2013 mentre stava raggiungendo Aleppo con il suo ragazzo siriano, secondo quanto riportato dal New York Times, e solo alcuni mesi fa i suoi colleghi cooperanti avevano ricevuto un video che provava che era ancora in vita, in cui la giovane, con l’hijab, chiedeva di essere salvata. Gli Stati Uniti, finora, non avevano mai rivelato il suo nome, e lo stesso avevano fatto i jihadisti. Era l’ultimo ostaggio americano in mano all’Isis, e per la sua liberazione era stato chiesto un riscatto di 6,6 milioni di dollari, ma gli Usa hanno sempre mantenuto la linea di non pagare il riscatto degli ostaggi, avvertendo i familiari che, se cedessero alle richieste dei terroristi, potrebbero essere perseguiti penalmente.

Vi sono comunque dubbi sul comunicato dell’Isis, che lasciano sperare che la giovane sia ancora viva. La cooperante, in un’intervista al giornale locale “Daily Courier “, di Prescott, in Arizona, nel maggio 2013, aveva raccontato della sua esperienza con i profughi siriani in Turchia, affermando: “I siriani stanno morendo a migliaia e stanno combattendo per ottenere almeno di parlare dei diritti che invece noi abbiamo. Finchè vivrò, non lascerò che questa sofferenza sia considerata normale”. Venerdì mattina, intanto, è scattata la risposta della Giordania alla barbara uccisione del pilota Muath al-Kassasbeh, con quella che è stata denominata, appunto, “Operazione martire Muath“, con decine di caccia dispiegati e bombe sulle postazioni dell’Isis in Siria, che hanno distrutti diverso depositi e centri di addestramento.

Il ministro degli Esteri Nasser Judeh, intervistato dalla Cnn, ha avvertito che questo è solo l’inizio“, e la Giordania colpirà “l’Isis ovunque“, in Siria e in Iraq, e “non esclude” di poter inviare anche truppe speciali di terra per operazioni contro i jihadisti. Nelle ultime ore, inoltre, la Giordania ha messo in libertà un leader jahidista, Abu Muhammad al Maqdisi, alias Issam Taher al Barqawi, con passaporto giordano ma di origini palestinesi, ritenuto il padre spirituale del qaedista Abu Mussab Zarqawi e che aveva accusato esplicitamente di miscredenza il regime saudita. Le autorità giordane potrebbero utilizzare il leader jihadista affinchè questo predichi contro l’Is. Parlando ad una tv giordana, Abu Muhammad al Maqdisi ha detto infatti che l’uccisione del pilota “non è accettabile da nessuna fede, da nessun essere umano”.

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