Hilary Swank finisce al compleanno di un torturatore ceceno

L'attrice è stata molto criticata per aver partecipato al compleanno di un ceceno noto in tutto il mondo per i suoi crimini contro i diritti umani.

di Vincenzo Avagnale 14 Ottobre 2011 18:12

Hilary Swank è stata pescata a partecipare al 35° compleanno di Ramzan Kadyrov, un leader della Cecenia accusato di torture ed altre violazioni ai diritti umani. Lei si è difesa dicendo che non sapeva di essere stata invitata li per questo ed anzi credeva di essere li per beneficenza.

Lei e molti altri artisti erano stati preventivamente avvisati che andare a quella festa avrebbe rappresentato una grossa pubblicità per un uomo dal discutibile passato come Kadyrov, infatti Human right watch (organizzazione per i diritti umani con sede in Europa) aveva inviato diverse lettere aperte in cui chiedeva agli invitati famosi di disertare il festeggiamento.

La Swank ed altri attori come Jan Cloud van Dam hanno invece ignorato gli avvertimenti e si sono recati nel grattacielo di Kadyrov nella capitale cecena Grozny. La difesa dell’attrice sembra dunque più una scusa e si dividono le opinioni se quello che ha detto sia vero o no. Lei scandalizzata ha affermato: “mentre ero li un cameriere mi ha informato del compleanno di questo Kadyrov ed io gli ho spiegato che doveva trattarsi di un equivoco, a me era stato detto che li si sarebbe organizzato un evento di beneficenza per gli orfani ceceni!”

L’attrice ha vinto due premi Oscar per le sue interpretazioni in “Boy’s don’t Cry” nel 2000 e “Million dollar baby” nel 2005, oltre a due Golden Globe, per gli stessi film, ed una nomination sempre nel 2005 per “Angeli d’acciaio”. La sua fama è stata quindi davvero inopportunamente utile a questo torturatore?

Alcuni hanno affermato che abbia piuttosto adulato Kadyrov con frasi come: “buon compleanno, sei il migliore” oppure “è un onore essere qui alla festa di una persona speciale come te.” Frasi nettamente smentite dall’attrice, la quale imbarazzatissima si è rifiutata di rispondere ad ulteriori domande dei giornalisti, colpevoli a suoi dire di tendergli dei trabocchetti per farle dire senza volerlo quello che più fa comodo a loro.

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