Fusione Fiat-Chrysler entro il 2014, lo assicura Marchionne

Secondo Marchionne la fusione con la Chrysler avverrà entro il 2014, ma l'Italia non verrà per questo ad essere abbandonata, anzi, con i nuovi modelli si rientrerà nella quota di mercato opportuna.

di Vincenzo Avagnale 31 Ottobre 2011 11:00

Gli analisti internazionali si aspettavano questa mossa da un po’, ma ha comunque sorpreso i mercati la conferma di Sergio Marchionne che ben presto Fiat e Chrysler si fonderanno in un’unica azienda entro il 2014. L’amministratore delegato Fiat ha detto: “c’è tempo, molto tempo per valutare la situazione e procedere verso le soluzioni migliori, ma bisogna aspettare il momento con maggiore stabilità“.

Dopo la chiusura di Wall Street Fiat Industrial conferma la sua decisione con l’amministratore delegato, ma le reazioni sono molteplici. La prima reazione è scontata: lo scarto fra le quotazione fa scattare immediatamente la corsa ai titoli che spariranno in quattro e quattro otto. A beneficarne specialmente Industrial, che il giorno prima aveva presentato il trimestrale con utili netti raddoppiati (204 milioni di euro) e per la quale lo stesso Marchionne confermava un rialzo dei target 2011.

Il risultato delle politiche degli ultimi anni ha portato finalmente Fiat ad avere un titolo ordinario fermo (su una media di +0,6).  Per quanto riguarda Fiat Spa c’è un discorso diverso, molto più legato ai destini dell’azienda di Detroit. Se l’utile netto di quest’anno salirà a 1,7 miliardi è certo che ci saranno dei dividendi. Il consolidamento di Chrysler porta però ad un appesantimento del debito, che al netto sale a 5,8 miliardi dai 3,4 di giugno.

Secondo Marchionne: “un anno fa’ dagli Usa veniva il 3,5% dei nostri ricavi. Oggi siamo al 47%. L’Europa pesava per il 60%. Ora è al 30%. Proprio l’Europa però resta il mercato più depresso. L’Italia, cuore delle vendite continentali Fiat è ancora una volta l’anello debole, ma promette che con i nuovi modelli si raggiungerà la quota di mercato opportuna”.

I sindacati italiani però non sono così ottimisti come lui e infuria la burrasca che rischia di far spostare ulteriormente l’asse della produzione Fiat verso il mercato americano ed asiatico. Mentre l‘euro traballa e l’Italia si regge in equilibrio su una moneta instabile una simile evenienza potrebbe rivelarsi decisamente disastrosa per lo stivale.

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