Favori in cambio di sesso, i dettagli dell’arresto del pm di Roma

Staffa, che la Severino ha sospeso dalle funzioni di magistrato e dallo stipendio, resterà in carcere per tutta la durata del processo.

di Stefania Calabrese 26 Gennaio 2013 17:20

Non sono stati concessi gli arresti domiciliari al magistrato della Procura di Roma Roberto Staffa, arrestato mercoledì scorso con le accuse di concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Nello specifico al magistrato della capitale, che ha precedentemente ricoperto la carica di presidente della Corte di Assise a Venezia, sono stati contestati alcuni incontri a luci rosse con donne e transessuali in cambio di informazioni e favori.

Sono sei i transessuali coinvolti nell’inchiesta, con i quali il pm avrebbe intrattenuto rapporti sessuali nel proprio ufficio al quarto piano della palazzina B della Procura di Roma. Secondo gli investigatori perugini, che si stanno occupando del caso, Staffa avrebbe approfittato della propria posizione promettendo a due di questi di dare parere favorevole alla loro scarcerazione, mentre per gli altri avrebbe procurato permessi temporanei di soggiorno per motivi di giustizia. Per l’accusa il pm romano teneva infatti costantemente sotto controllo le scadenze dei permessi in modo da poter ricattare i transessuali,  stranieri non in regola e in alcuni casi legati al mondo della prostituzione.

Quando i carabinieri si sono presentati insieme al pm di Perugia Angela Avila a casa di Staffa per eseguire l’arresto, il magistrato ha negato vigorosamente le accuse contenute nelle quattro pagine del mandato.

“Non è vero niente – ha dichiarato – è la loro parola contro la mia“.

Ma a rispondergli è stata la stessa collega di perugia, Angela Avila, la quale ha prontamente replicato:

“Ti informo che agli atti ci sono videoregistrazioni e intercettazioni telematiche sugli ingressi nel registro indagati”.

Così oggi, dopo un lungo interrogatorio effettuato personalmente dal gip perugino Carla Maria Giangamboni, Staffa si è visto respingere la richiesta di trascorrere ai domiciliari il periodo di detenzione precedente al processo.

Il pm di Roma, che era già stato sospeso dal servizio e dallo stipendio, resterà in carcere fino alla fine del procedimento giudiziario che valuterà la sua posizione nei confronti della legge.

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