Egitto, Giulio Regeni torturato. Gentiloni: “Vogliamo la verità”

Sul corpo del giovane italiano trovato morto al Cairo vi sarebbero "segni di tortura" e "bruciature di sigaretta". Renzi ad Al Sisi: "Restituite la salma".

di Luca Fiorucci 5 febbraio 2016 5:59
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E’ giallo sulla morte di Giulio Regeni, lo studente italiano di 28 anni scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo, in Egitto, e il cui cadavere è stato rinvenuto mercoledì sulla strada tra la capitale egiziana ed Alessandria. Il procuratore capo di Giza Ahmad Nagi avrebbe infatti rivelato che “il cadavere presenta segni di tortura, bruciature di sigaretta, percosse, escoriazioni e un orecchio tagliato”, ed è nudo nella metà inferiore”. Secondo il direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalabi, il giovane sarebbe stato invece “vittima di un incidente stradale” e “non c’è alcun crimine dietro la sua morte”. Mohamed Sobhy, avvocato per la difesa dei diritti umani e attivista della Fondazione araba dei diritti civili e politici (Nidal), ha raccontato all’Adnkronos di essersi recato alla camera mortuaria Zenhom, ma, ha affermato, “dopo un diverbio con la polizia mi hanno consentito di vedere solo il viso”. 

I genitori del ricercatore, Paola Deffendi e Claudio Regeni, erano giunti al Cairo sabato scorso da Fiumicello, il paese in provincia di Udine di cui egli era originario, e giovedì hanno riconosciuto il corpo del loro figlio all’obitorio, per poi sentire telefonicamente, in serata, il premier Matteo Renzi. La morte di Regeni rischia intanto di causare tensione diplomatica tra l’Italia e l’Egitto. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato: “Chiediamo fermamente all’Egitto che le autorità italiane possano collaborare alle indagini sulla morte del nostro connazionale al Cairo, perché vogliamo che la verità emerga fino in fondo”. Gentiloni ha inoltre incontrato il suo omologo egiziano Sameh Shoukry e i due “si sono accordati su una cooperazione totale tra i due Paesi per far luce sulle cause del decesso nel quadro delle relazioni di amicizia e cooperazione esistenti tra i due Paesi“. 

Su indicazione del ministro, il segretario generale della Farnesina Michele Valensise aveva convocato giovedì mattina con urgenza l’ambasciatore egiziano a Roma Amr Mostafa Kamal Helmy, per “esprimere lo sconcerto italiano” e cercare di ottenere delucidazioni su quanto accaduto. Renzi, invece, ha sentito telefonicamente nel pomeriggio il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, al quale ha chiesto che il corpo del giovane venga presto restituito alla famiglia e all’Italia e che sia consentito ai nostri rappresentanti di seguire da vicino gli sviluppi delle indagini. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una nota, si è detto “profondamente turbato” e ha espresso “vicinanza alla famiglia”, auspicando che, grazie alla collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta chiarezza su quanto avvenuto, “consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato“. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta contro ignoti per omicidio, affidata al pm Sergio Colaiocco. Giuseppe Acconcia e Simone Pieranni, giornalisti del “Manifesto“, hanno inoltre rivelato che Regeni aveva scritto più volte per il quotidiano, preferendo però utilizzare uno pseudonimo perché “aveva paura per la sua incolumità”

Acconcia ha raccontato che il giovane “si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente”, e voleva intervistare attivisti per i diritti dei lavoratori, come confermato al quotidiano Al-Ahram da uno degli amici egiziani dello studente. Al momento della sua scomparsa, poco prima delle 20 del 25 gennaio, Regeni stava andando a trovare un amico. Finora non vi sono ipotesi ufficiali sulle cause della sua uccisione: si era pensato ad un depistaggio, dato che oltretutto quel giorno ricorreva il quinto anniversario della rivolta studentesca di piazza Tahrir e, in quell’occasione, possono avvenire disordini, o ad un rapimento per estorsione, di carattere economico o anche “politico”, nel caso vi fossero coinvolti estremisti islamici, così come non è del tutto da escludere la possibilità di una rapina finita male. La morte del ricercatore ha portato inoltre alla sospensione della missione di circa sessanta aziende italiane in corso al Cairo e guidata dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

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