Dodicenne stuprata dal branco, il giudice: “Era consenziente”

Pene più aspre per i colpevoli nella sentenza d'Appello, ma è stato confermato il consenso della bambina.

di Daniela Santoni 18 Gennaio 2013 17:59

Ancora una volta una donna vittima di violenza che però non avrà la giustizia che si attendeva.  Accade in Turchia  dove l’Alta Corte penale di Mardin, pur inasprendo le pene per i colpevoli, ha confermato che una bambina di 12 anni, stuprata nel 2002 da 26 uomini, era consenziente. A inizio 2011 la prima corte penale della città del sudest della Turchia aveva condannato gli imputati a pene in carcere da uno a sei anni, sentenza particolarmente mite, motivata con il fatto che i rapporti erano avvenuti con il consenso della vittima. A fine 2011 la Cassazione aveva annullato parzialmente il processo, ordinando di rifarlo. La Corte d’appello ha inasprito le pene, ma ha confermato che l’adolescente era consenziente. La legge turca fissa l’età del consenso per i rapporti sessuali a 18 anni, con eccezioni previste dalla legge sulla violenza sessuale dai 15 ai 17 anni. I giudici di Mardin invece hanno stabilito che la bambina ha dato il suo consenso anche aveva un’età decisamente inferiore alla soglia di legge.

La vittima, N.C., nel 2002 aveva denunciato alla polizia di Mardin 31 violentatori. Dei 31 indagati iniziali 26 furono incriminati per violenza carnale, di questi 23 finirono agli arresti. All’inizio del processo di primo grado tutti gli imputati, tra cui funzionari pubblici, furono scarcerati. Erdal Kuzum, uno degli avvocati della ragazza, ha detto “è graficante che il colpevoli siano stati puniti e che giustizia sia stata fatta, anche se solo in parte. Resta il fatto che la decisione della Corte non soddisfa il senso della giustizia“. Seyma Urper Gokce, un altro avvocato della vittima, ha detto che l’unica cosa positiva è che il procedimento si sia concluso e che la sua cliente non subirà più danni psicologici dal processo.

Dopo la decisione del tribunale di primo grado di rilasciare tutti gli imputati, N.C., che allora aveva 12 anni, scrisse all’allora ministro della Giustizia, Cemil Cicek, chiedendogli: “Ha dei figli? Che cosa farebbe se sua figlia subisse una cosa del genere? Cosa penserebbe, come reagirebbe? Piangerebbe tutti i giorni. Tutti gli imputati per la mia vicenda sonio liberi”.

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